Ah, la Banca Centrale Europea, quella meraviglia istituzionale che ama giocare con i tassi di interesse come fa un bambino con le costruzioni. Giovedì prossimo, ci prepariamo al solito rituale: un aumento dei tassi, giusto per mostrare chi comanda, mentre il caro vecchio inflazione continua a fare scherzetti con numeri più alti.
Ma aspetta, non è mica come alla Federal Reserve, che ha il suo bel quadretto mandatorio da seguire. La BCE invece ha l’unico, sacro compito di tenere l’inflazione “vicina” al 2%. Che bello, così preciso e schietto, quasi poetico. Peccato che i dati recenti dicano tutt’altro, con l’inflazione totale che schizza al 3,2% ad aprile. Tutto merito degli energici prezzi che sono saliti di un incredibile 10,9% su base annua.
Ovviamente, la zona euro è una gran bevitrice di energia altrui, e grazie alla guerra in Iran, i prezzi del petrolio stanno facendo il balletto più esilarante del momento. Ma non finisce qui: perché anche l’inflazione core, quella che esclude le variabili volatili come cibo ed energia, si prende la scena salendo al 2,5%. Chissà, forse l’idea è farci credere che il caro servizi in aumento sia solo una bella coincidenza.
Ecco il vero divertimento: la BCE trema davanti al rischio di quell’amato effetto “second-round”, cioè quando l’inflazione non muore con un colpo, ma torna a galla con il doppio della presunzione. Nel frattempo, la banca centrale teme che una stretta monetaria troppo vigorosa possa trasformare una crescita già debole in una recessione bella e buona. Ma poi, sarà una sorpresa se decidono comunque di alzare i tassi di 25 punti base, portandoli al 2,25%? Mai sedersi allo show senza il biglietto d’ingresso!
Quante strette si aspettano i mercati?
Gli osservatori del balletto monetario sono incollati al sipario per scoprire cosa diranno le nuove proiezioni su inflazione e crescita economica. Secondo il mercato, la sceneggiata prevede ben tre aumenti dei tassi entro l’anno. Niente male per una banca che poco tempo fa sembrava più preoccupata di non pestare troppo sull’acceleratore.
Sven Jari Stehn, capo economista europeo alla Goldman Sachs, ha commentato con un candore notevole:
“Rispetto a marzo, ci aspettiamo che lo staff della BCE riveda al ribasso le previsioni di crescita per il 2026-27 e alzi sia le stime dell’inflazione headline che core, riflettendo un shock energetico più persistente e maggiori effetti indiretti sui prezzi.”
Ovvero, cari signori, prepariamoci a convivere con bollette che salgono, prezzi al dettaglio che non mollano, e una fiducia sempre più risicata nel futuro economico. Sempre secondo le profezie di Stehn, l’indice dei prezzi dell’energia (la media di petrolio e gas) è salito di circa il 12% dalla riunione di marzo.
Anatoli Annenkov, senior economist di Société Générale, aggiunge un altro pizzico di veleno da Parigi:
“Le previsioni sull’inflazione core saranno particolarmente interessanti, soprattutto per il 2027. Quelle previsioni ci diranno molto sulla fiducia dello staff della BCE riguardo agli effetti di secondo round, prendendo anche in considerazione l’indebolimento dei dati sull’attività economica da marzo.”
Come dire: se l’economia si trascina come un morto in piedi, e l’inflazione core non molla, è solo questione di tempo prima che qualcuno ammetta che questi aumenti dei tassi non sono una bacchetta magica. Ma guai a dirlo troppo forte.
Marc Wall, direttore di Deutsche Bank Securities, è altrettanto pragmatico, sfoggiando la solita dose di realismo con una spruzzata di veleno:
“Interpretare il rialzo di giugno come un colpo isolato non sta bene alla BCE. Ci aspettiamo che i tassi rimangano più o meno in linea con le previsioni di mercato.”
In definitiva, la BCE continua a fare l’equilibrista su una fune sottilissima, tra la voglia di domare l’inflazione e la paura di far precipitare tutto nel baratro. Una partita senza vincitori né vinti, ma con grande spettacolo a spese di consumatori e imprese.



