Come se fosse un copione già visto, l’ex presidente della Corte dei Conti si ritrova nel mirino dell’inchiesta per corruzione con tanto di conversazioni intercettate. La trama? Incroci di interessi e incarichi affidati a professionisti — ovviamente “scelti con cura” — per la ristrutturazione delle abitazioni dei figli. Un ehm, “favore” spudorato giustificato da chi, a quanto pare, pensa che la giustizia sia una passerella privata su cui sfilare aggiornamenti edilizi.
La procura di Roma, nel suo entusiasmo investigativo, ha disposto un decreto di perquisizione che porta alla luce questi dialoghi da salotto dorato. Parla chiaro il copione: la legalità è questione elastica, si piega al potere e si presta a facili interpretazioni quando in gioco ci sono gli interessi personali dei colletti bianchi.
Il lavoro, ovviamente, per i figli…
Come ciliegina sulla torta, le intercettazioni, come una soap opera ben scritta, svelano l’assegnazione di lavori edilizi ai professionisti “giusti” proprio per ristrutturare le case dei rampolli. Insomma, quando l’inchiesta parla di corruzione, tradotto vuol dire – sorpresa – favori mascherati da incarichi professionali, una pantomima che rasenta il grottesco ma che, purtroppo, è triste routine.
Con una brillante trovata che farebbe invidia a qualsiasi sceneggiatore, gli indagati hanno pensato bene di trasformare un procedimento giudiziario serio in una farsa di clientelismo sfacciato. Evidentemente, il concetto di “servizio pubblico” ha una definizione personalizzata per alcuni. Chi ha bisogno della propria onestà quando si può “gestire” il sistema?
Quando la legge è un optional
Non è certo la prima volta che questo copione viene recitato con tanto pathos tra i corridoi di istituzioni tanto alte quanto, evidentemente, vulnerabili. Il fatto che un presidente di una Corte, incarico massimo di vigilanza e controllo, si ritrovi a gestire affari personali con la stessa disinvoltura con cui si dovrebbe amministrare la giustizia, è il vero spettacolo tragicomico che offrono le nostre istituzioni.
Nel momento in cui la fiducia dovrebbe essere il pilastro fondamentale del rapporto tra cittadini e magistratura, ci si ritrova invece a dover spiegare perché il primo ad essere sotto indagine è proprio chi avrebbe dovuto garantire trasparenza e legalità. Una situazione che mette in imbarazzo anche la più agguerrita difesa dell’innocenza fino a prova contraria.



