Milano rinasce con due mercati agricoli vintage e ovviamente parte la solita bagarre da bar dello sport

Milano rinasce con due mercati agricoli vintage e ovviamente parte la solita bagarre da bar dello sport

A Milano sta per spuntare non uno, ma ben due nuovi mercati agricoli, perché evidentemente la città non ha mai abbastanza di verdure fresche vendute direttamente dai produttori. Il primo vanterà la propria presenza tra via Verziere e largo Augusto, nel cuore pulsante del centro, mentre il secondo si piazzerà in via Sacco, nella zona di De Angeli. L’orario? Ovviamente d’élite: fino alle due del pomeriggio, così da lasciare il resto della giornata alla solita vitalità meneghina. La gestione? Affidata al glorioso Consorzio agrituristico mantovano, perché nulla dice “Mercato di Milano” come l’esperienza mantovana.

Questa mossa è stata sancita da una delibera di giunta di Palazzo Marino che, ovviamente, non ha fatto altro che far sobbalzare sulla sedia l’associazione degli ambulanti iscritta a Confcommercio, che ha subito chiesto il ritiro dell’atto. Eh già, perché quando qualcuno prova a spostare qualcosa in questa città, è sempre un dramma “politico-economico”.

Doppio mercato = doppia dose di “prodotti locali”

Sommando i due nuovi mercati a quelli già esistenti, si arriverà a quota 12 mercati con vendita diretta dai produttori agricoli in giro per Milano. Non un mero dettaglio, considerando che la rete sparsa comprende location da piazza Sant’Eustorgio a via Ansperto, passando per piazza San Nazaro in Brolo, piazza Santa Francesca Romana, piazza Santa Maria del Suffragio, via Lomellina, via Ripamonti-via Ferrari, piazza Berlinguer, piazza Gramsci e infine piazzale Principessa Clotilde. Insomma, se volete, avete solo da scegliere in quale “angolo agricolo” milanese farvi tentare dal biologico, dal fresco, dal locale, o da qualche fantasia urbanistica del comune.

La città agricola che non ti aspetti

Il grande obiettivo dietro questo proliferare di mercatini è l’ardita idea di rimarcare la relazione tra la città e la campagna. Sì, avete capito bene: Milano, seconda città agricola d’Italia dopo Roma. Una notizia che fa piacere per chi pensava fosse solo cemento, grattacieli e boutique di lusso. La vice sindaca con delega alla food policy, Anna Scavuzzo, si è spesa in elogi:

“I mercati agricoli sono un esempio concreto che offre l’occasione di conoscere la storica vocazione agricola della nostra città, con uno strumento che è insieme antico e moderno.”

E aggiunge il tocco finale da manuale di buone intenzioni:

“Sostenere le economie agricole locali e rafforzare la dimensione di prossimità del commercio nei quartieri permette anche di richiamare i principi di un’alimentazione sana e sostenibile.”

In pratica, non solo facciamo finta di tornare alle radici contadine, ma ci facciamo pure una bella scorpacciata di valori rigorosamente bio-ambientali. Peccato che qualcuno, invece, veda tutto ciò come un gran bello scivolone burocratico.

Il glorioso ritorno del Mercato del Verziere

Signore e signori, tenetevi forte, perché con la scelta di via Verziere e largo Augusto, Milano rivitalizza, quasi fosse una bolla sentimentale, il famoso “Mercato del Verziere”. Un mercato storicamente considerato uno dei principali snodi tra la città e il suo verde sistema agricolo, almeno fino al 1911, quando la frutta e la verdura decisero, probabilmente stanche di tutto quel clamore, di smettere di esistere lì.

La polemica: “Bolkestein? Non per i mercati agricoli!”

Naturalmente, con tanta poesia, si scatena la polemica. A rompere le uova nel paniere è Giacomo Errico, presidente di Apeca, l’associazione degli ambulanti di Confcommercio, che poco gradisce la “goccia” che pare faccia traboccare il vaso della sua pazienza già sfinita. La sua richiesta è chiara: la giunta comunale dovrebbe immediatamente ritirare la delibera. E perché mai? Perché a suo dire si tratta niente meno che di un “salvacondotto che bypassa totalmente la direttiva Bolkestein e le regole che invece i commercianti ambulanti devono osservare”.

Tra un sospiro e l’altro, Errico spiega che con questi nuovi mercati non si bussa a un pubblico concorso per aggiudicarsi i posteggi, con tanto di controllo sui prodotti venduti, ma si concede “a pioggia” un’area pubblica, continuativa e senza la minima gara. Tutto molto regolare, ma con un effetto collaterale da non trascurare: “un impatto devastante sui mercati settimanali tradizionali”. Ovvero, un gigantesco spoiler per chi si guadagna la pagnotta in modo più classico e, soprattutto, regolato.

Non contento, il presidente delle torme ambulanti si sbraccia per ricordare che i commercianti impegnati sinora stanno conducendo una durissima battaglia per vedersi riconoscere un lavoro e investimenti minacciati da norme europee poco simpatiche.

La sua sentenza infuocata per chiudere in bellezza?

“Con i mercati agricoli abbiamo una Milano a corsia preferenziale. Se gli agricoltori fanno i commercianti, che le regole siano uguali per tutti.”

Insomma, nessuna pietà per chi vorrebbe il business agricolo solo per gli “eletti”. Ma con una dose non indifferente di ipocrisia, perché evidentemente la direttiva che mette a posto gli ambulanti comuni si può schivare se vendi le mele direttamente dal campo al bancone. Complessità regolamentare o preferenze politiche? A voi la sentenza.

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