Ah, ma non c’è soltanto il presidente Ferdinand Marcos Jr. che si mette a raccomandare di correre verso terre più alte a tutti gli abitanti delle zone filippine più suscettibili allo tsunami. No, anche le autorità di Indonesia e Malesia, probabilmente non da meno nella corsa alla migliore performance di allerta, hanno emesso i loro rispettivi avvisi per le coste. Applausi per la sincronizzazione.
Intanto restano nel limbo notizie sul destino di chi potrebbe essere rimasto intrappolato nel crollo di un piccolo edificio in quel di General Santos, che conta oltre 700.000 abitanti e ospita orgogliosamente impianti per la lavorazione del tonno, oltre a vantare un ruolo da protagonista nel commercio del sud del paese. Per dirla tutta, questo terremoto numero uno a fil di quest’anno ha scelto un palcoscenico marino, esibendosi con una platea alla Fossa di Cotabato, a soli 10 chilometri di profondità secondo il puntuale Istituto filippino di vulcanologia e sismologia.
Il bel terremoto si è palesato alle 7:37 del mattino, orario forse poco indicato per godersi un terremoto di prima mattina. Il direttore dell’istituto, Teresimo Bacolcol, non ha perso tempo a definire la scossa «di forte intensità» con attese di danni notevoli, certificando pure la vista di qualche edificio «leggermente danneggiato», come da rigorosa documentazione video. Ovviamente, cosa sarebbe un disastro naturale senza l’immancabile giornalismo da radio di Manila? La stazione DZRH ha riferito che il loro bel piccolo ufficio provinciale ha visto il suo edificio crollare in parte, con dipendenti coraggiosamente fuggiti illesi verso piani più ameni.
Qualcuno potrebbe aver dimenticato di portare con sé la puntualità del calendario: l’evento è avvenuto prima dell’orario di lavoro, riducendo i danni umani all’ordinarietà. Macerie cadute ovunque, persino sui poveri taxi a tre ruote, quei simpatici tricicli, nel piano inferiore, perché la vita non può essere troppo noiosa.
Non solo spettacoli locali: il Centro di allerta tsunami del Pacifico, da vero mestre del dramma, ha magnificamente annunciato onde fino a 3 metri sulle coste delle Filippine e onde fino a 1 metro sulle coste dell’Indonesia e della Malesia. Un tocco di classe per la suspense.
Il signor Bacolcol, non si sa se per magnanimità o per impietà scientifica, ci tiene a specificare che onde di circa un metro sono state effettivamente monitorate nelle province di Sultan Kudarat e Sarangani. Onde di minore misura sono state avvistate altrove, giusto per non sembrare troppo squilibrati.
Ferdinand Marcos Jr. ha così invitato la popolazione delle aree colpite con un delicatissimo esortazione:
«Vi prego di dare ascolto all’allerta tsunami. Spostatevi subito in zone più elevate. Non aspettate. La vostra vita è più importante di qualsiasi cosa lasciate indietro.»
E mentre tutti scappavano verso colline meno ammirate, l’Indonesia ha gentilmente revocato l’allerta tsunami dopo qualche ora, come per dire: “Ok, potete tornare a casa, avevamo solo voglia di movimentare la mattinata”. La loro agenzia meteorologica ha segnalato piccole onde fino a 0,75 metri sull’isola di Sangihe e ha confermato che le istruzioni per evacuazione rapida erano arrivate alle aree più a rischio, tipo la super trendy capitale Manado, la stessa Gorontalo e l’isoletta di Sangihe.
Il terremoto, nel frattempo, si è fatto sentire con un leggero tocco, giusto un paio di secondi, a prova che il dramma era più che altro per il pubblico a casa che per i diretti interessati. Davvero un capolavoro dell’intrattenimento sismico.



