Fondi pensione, arriva il silenzio-assenso e le detrazioni: ecco come da luglio ci fregano sotto il naso

Fondi pensione, arriva il silenzio-assenso e le detrazioni: ecco come da luglio ci fregano sotto il naso

Dal primo luglio si parte con l’ultima trovata per chi, nella sua infinita saggezza, decide di non scegliere dove finire la quota mensile della propria retribuzione a titolo di risparmio previdenziale. Da quel giorno, infatti, scatterà la “destinazione automatica”, perché si sa, l’individualismo è sopravvalutato e scegliere non è per tutti.

Ma non è tutto: il calcolo del contributo di vigilanza, ovvero quella gentile imposta che serve a controllare come vengono gestiti i nostri poveri risparmi, subirà un bel cambiamento. Tradotto in parole povere, qualcuno potrebbe trovarsi con un aumento della contribuzione. Per i risparmiatori modesti qualche euro di niente, niente dramma, ma per quelli che hanno fatto i bravi e accumulato una bella cifretta nel corso degli anni, ecco un incremento decisamente più sostanzioso. Come sempre, i benefici fatti con pazienza finiscono per pesare di più sulla bilancia delle spese.

Nell’epoca d’oro del paradosso fiscale, però, c’è un lato positivo: cresce il vantaggio fiscale. Sì, roba da far saltare sulla sedia chi non ha mai capito dove finissero davvero le proprie tasse. Evidentemente, la politica previdenziale ha deciso che un po’ di sollievo in ambito fiscale è necessario per compensare questo doppio salasso – minimo sulla quota mensile, più netto sulle spalle di chi ha saputo accumulare qualcosa. Peccato che questa “cortesia” sembri più uno specchietto per le allodole che una vera boccata d’aria fresca.

Destinazione automatica: la scelta che non è scelta

Si dice “destinazione automatica” come se fosse una scelta intelligente. Invece è semplicemente un’addizione burocratica per mettere tutti, sì proprio tutti, nello stesso calderone. Se non hai voglia di pensarci o sei troppo impegnato a scorrere i social, l’algoritmo deciderà per te, con un algoritmo che, naturalmente, sarà un capolavoro di efficienza e trasparenza per… chi? Per chi si aspetta una gestione su misura? Mai sentita una parola più buffa.

In poche parole, se non ti dissoci esplicitamente, la tua quota “contributiva” finirà automaticamente in un fondo considerato standard. Perché anni e anni di ricerche e consigli non sono sufficienti, serve un bel sistema che decide al posto tuo, così l’illusione della libertà di scelta sparisce in un attimo.

La beffa calcolata: il nuovo contributo di vigilanza

Come se la sorpresa non fosse già abbastanza gustosa, ecco cambiare anche il calcolo del contributo di vigilanza. Questo contributo, che per anni qualcuno ha creduto essere un “piccolo prezzo” per una gestione trasparente, si appresta a scatenare un autentico gioco delle tre carte con i risparmiatori. Un aumento di pochi euro magari è tollerabile, ma in realtà la novità riserva un trattamento decisamente più ostile per chi ha dimostrato la virtù del risparmio costante nel tempo.

La logica? Essere premiati per la costanza? Assolutamente no. Più versamenti hai fatto e più il contributo cresce: il classico sistema per spremere chi ha saputo programmare e risparmiare anziché affidarsi al colpo di fortuna. La matematica è semplice, eppure fa così male al portafoglio che viene quasi voglia di… smettere di risparmiare. Così da non alzare più quel fastidioso contributo di vigilanza.

Vantaggi fiscali: piccole consolazioni in un mare di contraddizioni

Al canto del “meno male che c’è un vantaggio fiscale crescente”, viene spontaneo chiedersi: perché mai un’impennata di costi dovrebbe essere bilanciata da qualche agevolazione? Se non fosse che questi vantaggi fiscali, per quanto corposi, sembrano più un’idea geniale per calmare le anime inquietate dal salasso previdenziale.

Un modo elegante per dire: “pagate pure un po’ di più, ma non vi preoccupate, in fondo vi conviene”. In realtà questa matematica da fiera dell’assurdo non fa che mettere in evidenza come a comandare davvero siano meccanismi opachi che premiano la confusione, sposando un ottimismo fuori luogo.

Quindi, mentre i risparmiatori si arrovellano a capire cosa succederà il 1° luglio, la struttura pensionistica continua nelle sue giostre contorte, che riescono a sembrare innovative solo nella misura in cui complicano il quadro, accrescendone la confusione e, di conseguenza, il senso di inutilità affidato a questa benedetta scelta previdenziale.

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