Si butta in politica insieme a chi gli gestiva guai e pasticci

Si butta in politica insieme a chi gli gestiva guai e pasticci

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, chiude il suo mandato con la solita dose di rimpianti e retorica, questa volta invocando la resurrezione dei Navigli. In una delle sue apparizioni radiofoniche su Rai Radio 1, ha ammesso candidamente che il suo grande sogno di restituire il canale storico alla città si è dissolto di fronte a un ostacolo insormontabile: il costo. Troppo caro, troppo complicato, troppo poco conveniente.

Naturalmente, Sala non manca di sottolineare che un progetto del genere avrebbe rivoluzionato Milano, soprattutto la viabilità: sì, durante i cantieri il traffico sarebbe stato un incubo, ma poi, come per magia, sarebbe migliorato. Ovvero, «se non puoi passare, semplicemente non passi» — che profonda filosofia urbana!

Non manca un tuffo nel passato per giustificare la scelta di aver coperto i Navigli all’inizio del secolo scorso: ufficialmente per l’inquinamento, ma a detta del nostro primo cittadino era soprattutto per fare spazio alle automobili. Evidentemente, la motocicletta e il monopattino erano ancora futurismo da fantascienza.

Il futuro politico di un sindaco-non a tempo pieno

Quando si parla del futuro, Beppe Sala si fa estremamente “realista”: vuole continuare, certo, ma “non è un obbligo”. Insomma, solo se si imbatterà in qualcosa di abbastanza interessante da meritare la sua epicità amministrativa. Non vuole fare il peso, perché, si sa, la leggerezza è fondamentale per chi ha governato una delle città più complesse d’Italia per oltre un decennio.

A proposito di ambizioni nazionali, l’ipotesi di una candidatura alle Politiche resta sul tavolo, “anche se non ci sono molte alternative”, mentre l’idea di Mettere Radici alle Regionali viene liquidata con il pragmatismo di chi conosce i propri limiti: “Non voglio più fare altri cinque anni di impegno. Dopo Expo e dieci anni da sindaco, posso finalmente tirare il fiato”.

Naturalmente, il ragazzo si becca pure un bel voto “alto” per il suo impegno, che sembra il modo perfetto per dirci che tranquillamente potrebbe ritirarsi sulle sue spalle senza problemi di coscienza.

La Galleria Vittorio Emanuele II: il “dossier caldo” della giunta Sala

Come se non bastasse, a chiudere degnamente il mandato ci pensa un’altra grana, appena arrivata a Palazzo Marino: l’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione degli spazi commerciali nella Galleria Vittorio Emanuele II. Ipotesi di turbativa d’asta, corruzione, e tutto il repertorio del miglior cinema italiano.

Beppe Sala insiste nel definire la vicenda “qualcosa di politico”, come se questo giustificasse l’armamentario di denunce e accuse che ne derivano. La querelle nasce da un esposto firmato da una figura che si guadagna la scena citata dal sindaco stesso: Massimiliano Lisa, proprietario di un museo in Galleria e, secondo Sala, inadempiente con l’affitto e protagonista di “abusi documentati”.

Non soddisfatto, il sindaco fa sapere che oltre a trovarsi “in causa”, ha anche denunciato Lisa per diffamazione, il che rende il quadro ancora più avvincente. Come se non bastasse, Lisa si candida sindaco di Milano proprio con la lista “Milano Libera”, per un twist degno di una soap opera politica.