Ecco a voi i pionieri dell’Ordine europeo al merito, ovvero chi si è guadagnato la medaglia per aver fatto qualcosa di raro e… beh, neanche troppo straordinario

Ecco a voi i pionieri dell’Ordine europeo al merito, ovvero chi si è guadagnato la medaglia per aver fatto qualcosa di raro e… beh, neanche troppo straordinario

Tredici degli illustri venti prescelti per l’Ordine europeo al merito hanno preso parte a una cerimonia patinata nell’emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo, dove, dopo evidentemente una lunga attesa, hanno ricevuto un riconoscimento dalle mani di due megastar dell’UE: la presidente del Parlamento Roberta Metsola e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Presenti anche i soliti tuttologi del comitato di selezione e, come ciliegina su questa torta di autoreferenzialità, la viceministra cipriota per gli Affari europei, Marilena Raouna, a fare la parte della rappresentante della Presidenza del Consiglio dell’UE, giusto per dare un tocco internazionale alla festa.

Ci viene ricordato, con quel piglio “da una crisi all’altra siamo eroi”, che “l’Europa non è un regalo caduto dal cielo. No, è il risultato di trattati, crisi varie e buonismo d’antan, costruita da gente che ha preferito solidarietà e cooperazione invece di litigare come bambini. Con l’Ordine europeo al merito omaggiamo chi, in qualsiasi ambito, si dà da fare per portare avanti questo progetto luminoso, a chi ha guidato nei momenti difficili e ha tenuto viva la fiamma dell’Unione. Perché, rapprentatevelo, l’Europa sopravvive solo se ogni generazione sceglie di difenderla.” Roberta Metsola, dal suo pulpito, non ha lesinato in enfasi per lanciare questa paternale.

Tra i fortunati insigniti presenti, i luminari dell’unità continentale: l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel—con la sua proverbiale modestia—e l’icona della solidarietà polacca Lech Wałęsa. Non male, vero?

E che dire degli altri vip? La lista è un concentrato di ex potenti e luminari con tutti i titoli per farsi immortalare mentre accettano medaglie:
Jerzy Buzek, ex primo ministro polacco ed ex presidente del Parlamento europeo;
Aníbal Cavaco Silva, ex presidente e primo ministro del Portogallo;
Pietro Parolin, cardinale e segretario di Stato della Santa Sede (beh, non proprio europeo ma ci sta… in fondo sono tutti amici);
Maia Sandu, presidente della Moldova;
Wolfgang Schüssel, ex cancelliere austriaco;
Javier Solana, ex alto rappresentante per la politica estera dell’UE;
Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea.

La carrellata continua con nomi meno noti ma ugualmente degni, come il professore emerito di diritto Marc Gjidara, la dottoressa e ricercatrice Sandra Lejniece, l’avvocata per i diritti umani Oleksandra Matviichuk e l’eterna veterana della politica europea Viviane Reding. Insomma, selezione esclusiva al top dell’élite europea – e pare che la meritocrazia stia benissimo in giacca e cravatta.

Ecco la chicca dell’anno: il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy è stato addirittura promosso a membro insigne. Avete dubbi che un riconoscimento del genere sia una semplice formalità? D’altronde, chi può dubitare della neutralità e del pragmatismo politico dell’Unione in tempi di guerra?

Non mancano nomi a cui eravamo affezionati, come Valdas Adamkus, Sauli Niinistö e Mary Robinson, e pure qualche personaggio fuori da ogni logica istituzionale, giusto per aggiungere pepe: José Andrés, fondatore di una ONG di cucina che sfama chi ne ha bisogno, il campione NBA Giánnis Antetokoúnmpo, e il gruppo rock U2 tutto intero, ovvero Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr.. Dopotutto, nulla dice “Europa” come un concerto rock e un panino spicy.

La cerimonia, ovviamente da guardare in streaming, è disponibile online completa di ogni dettaglio, presentazione, e materiale audiovisivo per documentare quanto sia irresistibile l’Ordine europeo al merito. Per chi avesse dubbi su quanto sia glamour la burocrazia continentale.

Dibattito con gli insigniti

In una sessione successiva, gli incredibili Sandra Lejniece, Oleksandra Matviichuk e Viviane Reding si concederanno a un dibattito open, ovviamente tra calici di champagne e microfoni, a La Rotonde nell’edificio Churchill del Parlamento. Un’occasione imperdibile per i media di ascoltare parole di saggezza e, perché no, contemplare l’aura dell’élite che “muove” l’Europa.

Qualche parola sul contesto

In occasione del 75° anniversario della leggendaria Dichiarazione Schuman, l’ufficio di presidenza del Parlamento europeo ha avuto un’illuminazione: creare un riconoscimento tutto europeo, anzi, europeissimo, da assegnare a chi ha contribuito a rendere questa integrazione un qualche tipo di farsa istituzionale positiva. L’Ordine europeo al merito si articola in tre livelli: membro, membro onorevole e membro insigne. Ogni anno, massimo venti fortunati vengono scelti per ricevere un bellissimo distintivo, un nastrino e un certificato, così possono attestare il loro estremo attaccamento al sogno comunitario.

In poche parole, un sistema che sembra premiare chiunque abbia avuto il coraggio di non far saltare il tavolo, o al massimo di contare fino a dieci prima di scatenare l’ennesima crisi. Un grazie con il diploma perché, senza queste figure, chissà, forse qualcuna delle mille crisi europee sarebbe finita davvero male.

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