Il commercialista milanese finalmente diventa umano: miracolo o fine del mondo?

Il commercialista milanese finalmente diventa umano: miracolo o fine del mondo?

Le condizioni di salute del tifoso della Juventus rimasto gravemente ferito negli scontri prima del “classico” derby tra Torino Fc e Juventus allo Stadio Olimpico Grande Torino sembrano migliorare lentamente, ma con la stessa lentezza di un traffico in tangenziale il lunedì mattina.

Il nostro eroe, un commercialista milanese di 36 anni, riesce a parlare normalmente con i famigliari e il personale medico, ma, tranquilli, è ancora ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Molinette. Il suo cervello protesta un po’, ma almeno qualche piccolo passo avanti c’è stato. Ovviamente, la prognosi “resta riservata” perché nulla dice “serenità” come un medico che non si sbilancia mai troppo.

La classica indagine lampo che non si sa quando finirà

Nel frattempo, i valorosi investigatori stanno andando avanti con le indagini, in attesa che il nostro “ospite” in terapia intensiva possa finalmente raccontare il suo dramma. Ovviamente, il tizio fa parte dei Viking, un gruppo di ultras bianconeri di Milano e Lombardia: perché tanto per alzare il livello della complessità, non poteva mancare l’ingrediente ultras meneghino.

Fino ad ora, il mistero più intrigante è capire che cosa gli abbia colpito la testa, e soprattutto chi abbia deciso di trasformarsi in lanciatore di oggetti volanti non identificati (davvero una bella specialità che va premiata in qualche modo). Dopo una settimana dal fattaccio, però, la nebbia resta fitta come una partita di calcio vista con gli occhi di un tifoso in curva sud.

La tragica escalation

Le condizioni del nostro coraggioso tifoso erano apparse da subito piuttosto serie, una tragedia in potenza da cui tutti speravamo di risvegliarci senza troppi danni.

Prima è stato trasferito all’ospedale Mauriziano, come si fa con chi è appena uscito da un brutto pasticcio; poi, a scanso di equivoci e con la solita efficienza, è stato spostato al Cto e infine, per onor di cronaca – e gravità del trauma cranico – accolto nelle mura del reparto di terapia intensiva di Molinette.

Insomma, la gestione da romanzo poliziesco con tanto di ospedali diversi degni di uno staff medico di prim’ordine. Intanto, l’unica certezza è che il calcio continua a essere uno spettacolo unico dove l’ebraismo della logica spesso lascia il posto al caos più disarmante.

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