La Cina che si fa sfuggire l’occasione d’oro evitando il dialogo Shangri-La: strategia geniale o bluff politico?

La Cina che si fa sfuggire l’occasione d’oro evitando il dialogo Shangri-La: strategia geniale o bluff politico?
Carsten Breuer, capo della difesa della Germania, ha deciso di illuminare tutti con la sua perla di saggezza: la Cina sta perdendo un’opportunità d’oro, naturalmente, non presentandosi con una delegazione ministeriale al tradizionale forum annuale sulla difesa a Singapore. Come se fosse una sorpresa clamorosa, al think tank IISS Shangri-La Dialogue Breuer ha dichiarato che il mondo è ormai “contestato” e che questo silenzio cinese è “pericoloso”.

Non contento, il generale dalla carriera impeccabile di ben 42 anni ci ha informato che non ha mai visto tempi tanto rischiosi come quelli attuali. Sarà la prima volta che il mondo assapora la crisi globale? Nel frattempo, la delegazione cinese, meno prestigiosa, ma più modesta, era guidata dal maggior generale Meng Xiangqing, della People’s Liberation Army National Defence University. Che gentilezza da parte di Pechino, vero?

Breuer ha poi rivendicato con tono didascalico il valore del dialogo diplomatico e militare, raccomandando di utilizzare ogni spazio di confronto disponibile per discutere e scambiare opinioni. Eh sì, perché parlare è sempre meglio che chiacchierare tra sé e sé in modo autoreferenziale. Anche se, a un livello inferiore, sembra comunque accettabile, ha detto con una dolcezza degna di miglior causa.

Come ciliegina sulla torta, Pete Hegseth, segretario americano alla guerra – perché “guerra” suona più sveglio di “difesa” –, ha lanciato il suo sassolino contro la Cina, dichiarando che nessuno Stato, inclusa la Cina, può arrogarsi il diritto di imporre la propria egemonia minando la sicurezza e la prosperità degli Stati Uniti o dei suoi alleati. Missà che la parola moderazione sta lentamente uscendogli di vocabolario.

Questo però non vuol dire che non ci siano contatti con la delegazione cinese presente, anche se il nostro eroe tedesco ammette candidamente che sarebbe preferibile avere questi scambi a un “livello più alto”. Peccato che la Cina abbia declinato con garbo, o forse con più pragmatismo, l’invito a portare rappresentanti di rango più elevato, forse occupati a cose ben più serie.

Quando gli è stato chiesto se le conversazioni svolte fossero un vero dialogo o solo un carosello di posizioni da esporre e poi abbandonare la stanza borbottando, Breuer ha risposto senza scomporsi: “È un vero dialogo… naturalmente ognuno tiene le sue posizioni nazionali, questo è ovvio, ma dentro quelle posizioni si può spiegare, e questo è ciò che stiamo facendo, soprattutto sul versante militare”. Bella la convinzione, almeno da parte sua.

Le opinioni altrui: quando il dialogo è solo uno show

Non tutti sono così entusiasti di questa pantomima. Prendiamo ad esempio Gilberto Teodoro, il segretario alla difesa delle Filippine. Che dire? Il suo pensiero è più diretto: la presenza cinese qui è ridotta al minimo sindacale, solo per diffondere la linea del partito invece che impegnarsi in un confronto costruttivo. Tradotto: meglio un sorriso smorto e quattro battute preconfezionate che un vero dialogo.

Alla fine, secondo lui, questa modestissima rappresentanza cinese non è una grande perdita. O almeno così vuole farci credere, perché perdere tempo con un siparietto del genere è uno sport che nemmeno gli esperti di teatro amatoriale oserebbero promuovere.

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