Stresa, una dimora con vista dominante sul famoso Lago Maggiore, esattamente in uno dei punti più panoramici del Verbano. Una villa che, come al solito, cerca di raccontare tanto, con il fascino dell’architettura d’inizio Novecento e un piano mai degno di essere completato firmato nientemeno che da Gianfranco Ferré. La storica residenza, scelta dal celebre stilista nei primi anni Duemila, torna così sotto i riflettori immobiliari, posizionandosi – guarda un po’ – come una delle proprietà più iconiche della zona.
Il tutto condito da quel tocco di smania elitista che così piace a chi compra pellicce e appezzamenti da milioni di euro. Tra l’altro, non è certo raro imbattersi nelle ville storiche del Lago Maggiore, specie se si sceglie un’imbarcazione per le crociere panoramiche: gli occhi arrivano prima della mano a firmare, si direbbe.
Il progetto mai completato, ovvero il sogno interrotto di Ferré
Furono le manine dell’illustre Gianfranco Ferré a mettere le mani su questa proprietà acquistandola dalla Fondazione Pellegrini circa vent’anni fa, con l’ambizione di trasformarla in un elegante relais au lac adatto a una clientela internazionale, naturalmente targata maison. Peccato che la scomparsa dello stilista nel 2007, pochi mesi dopo l’acquisto, abbia lasciato il progetto a metà, esattamente come quei film dove il finale viene tagliato all’improvviso.
Nonostante fosse una figura centrale del Made in Italy e avesse dettato l’estetica di Christian Dior dal 1989 al 1996, con l’etichetta di “architetto della moda”, Ferré aveva identificato in questa dimora il suo rigore estetico su scala 1:1. Ora, questa sua idea incompiuta è solo un monumento alla malinconia e all’inevitabile destino di certe ambizioni.
Mercato immobiliare nel Verbano: dove le ville di lusso sono capo indiscusso
Intanto, il valore di questa proprietà ha ricevuto la classica spintarella grazie al fatto che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali l’ha promossa a bene culturale, tanto per alzare l’asticella del prezzo e del fascino. Quindi ora stiamo parlando di oltre mille metri quadrati calpestabili inseriti in un parco terrazzato di ben dodicimila metri, con spiaggia privata, tre ingressi indipendenti e garage per tre automobili. Insomma, non proprio il solito giardinetto per fare l’aperitivo.
Da vero simbolo di opulenza lacustre, la proprietà si inserisce perfettamente in un mercato che vede come driver esclusivo le ville e le dimore fatte apposta per chi con i soldi ci nuota, proprio come accaduto in altre località limitrofe.
Lo stile neocastellano: una caricatura della Belle Époque
Il castello, costruito a inizio Novecento, si definisce nel sontuoso stile “neocastellano”. Che tradotto significa: una pianta simmetrica con una torre quadrata centrale e due torrette angolari che sembrano uscite da un cartone animato dell’età vittoriana. La facciata fronte lago mostra un curioso mix di elementi neomedievali, loggiati ad arco e dettagli in marmo di Baveno, infilati con disinvoltura per conferire alla proprietà il fascino teatrale delle grandi dimore della Belle Époque. Peccato che questo fascino ormai abbia più a che fare con l’idea romantica di lusso che con una concreta vivibilità contemporanea.
All’interno, una scala monumentale in marmo bianco di Carrara conduce al piano nobile dove si trovano gli ambienti di rappresentanza con vista lago degna di un selfie da milioni di like. L’edificio supera i 600 metri quadri ben distribuiti su tre livelli, aggiungendo il seminterrato coi locali di servizio e doppie cantine, perché si sa, la cantina non può mai mancare nelle case dei ricchi.



