Le azioni di BP, gigante britannico dell’energia, hanno fatto un tuffo nel vuoto martedì dopo l’improvvisa decisione del consiglio di amministrazione di licenziare il suo presidente, Albert Manifold. Niente drammi di serie B: l’addio è stato immediato, motivato da “serie preoccupazioni” riguardo gli standard di governance, supervisione e comportamento, senza però fornire dettagli. Mistero assoluto.
Amanda Blanc, direttore senior indipendente di BP, ha cercato di aggiustare la faccenda con questa perla: “Albert ha aiutato a portare attenzione e velocità alla trasformazione di BP”. Peccato che, continua la signora Blanc, il consiglio sia rimasto “sorpreso e deluso” per problemi di vigilanza e condotta ritenuti inaccettabili, tanto da dover agire con decisione. Insomma, applausi ma pure la porta.
Le azioni della società, quotata a Londra, non hanno apprezzato troppo la mossa: hanno perso fino al 9% salvo poi recuperare parzialmente, chiudendo comunque con una perdita superiore al 5,8%.
BP ha subito nominato Ian Tyler presidente ad interim, precisando che è in corso la ricerca di un sostituto permanente. Il signor Tyler ha ribadito con la sicurezza da finto motivatore che “il consiglio e il leadership team hanno profonda convinzione nella strategia delineata” e che la compagnia sta “correndo per realizzarla”, con un occhio attento alla performance operativa e alla disciplina finanziaria, perché ovviamente tutto gira intorno a far felici gli azionisti.
Nel frattempo, nella lontana Inghilterra, il famoso Serious Fraud Office e il Metropolitan Police Service sono stati “contattati” per sapere se ci sia qualche indizio di illeciti. Risposta? Crickets. Tipico.
Per i più distratti, Manifold era in carica da qualche mese soltanto, da ottobre, e il suo ultimo incontro con gli azionisti non era andato proprio benissimo. Solo il 81,8% dei votanti gli aveva dato fiducia, un risultato sorprendentemente basso se si pensa che di solito la percentuale sfiora quasi il 100%. Anzi, si vocifera che perfino un misero 5% di dissenso fosse considerato un monito pesante, specialmente dopo il precedente record negativo registrato con il vecchio presidente, Helge Lund, che aveva avuto uno sberleffo del 24% al voto.
Nel frattempo, la compagnia energetica più famosa per passare dal petrolio al futuro verde e poi tornare indietro come se niente fosse, sta facendo un altro giro di valzer. Si allontana dalle rinnovabili e si riavvicina al petrolio e gas, giusto in tempo per l’arrivo della nuova CEO, Meg O’Neill, ex capo della Woodside Energy. Lei ha preso le redini il 1° aprile, sostituendo Murray Auchincloss, che aveva retto l’incarico per meno di due anni. Sarà un ritorno alle origini da ricordare.



