Il nuovo capolavoro dell’innovazione locale è servito: un piano di valorizzazione per il legno di castagno della provincia di Viterbo. Perché, si sa, il mercato internazionale aspetta con il fiato sospeso il rilancio di questo intramontabile protagonista dell’industria del legno, ovviamente targato Tuscia style. L’operazione, frutto della collaborazione tra Unindustria, l’Università degli studi della Tuscia e le Camere di Commercio di Rieti e Viterbo e Roma, promette di trasformare decenni di preziosa marginalità in una vera e propria esibizione di forza commerciale.
La brillante mente dietro il progetto è la professoressa Michela Piccarozzi, del Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Impresa (DEIM). Presentato tra i banchi di Unindustria a Viterbo, lo studio propone addirittura un marchio territoriale: perché nulla dice “qualità garantita” come una bella etichetta identitaria per imprese che si ritrovano a navigare incasinate tra artigianalità e impresa 4.0. Senza dimenticare la meravigliosa idea di una maggiore sinergia tra aziende e risorse integrate per farsi finalmente un po’ di pubblicità all’estero — oh, rivoluzionario!
Insomma, se c’è una cosa che questa filiera di legno di castagno possiede, è sicuramente un’”opportunità”. Non parliamo solo di qualche decennio di tradizione, ma di un “distretto storico” italiano che, per quanto di nicchia, riesce inspiegabilmente a sopravvivere sul palcoscenico nazionale e internazionale. Peccato che tra “capacità produttiva”, “qualità” e tanta, tantissima materia prima, all’appello manchino proprio gli elementi base per il successo: standard condivisi, coordinamento di settore, un marchio che non faccia rimpiangere la vera qualità e un marketing serio che guardi oltre confine. Insomma, ci stiamo lavorando, parola delle aziende coinvolte, tutte pronte a scatenarsi con entusiasmo nell’impresa di colmare queste… “piccole” lacune.
Andrea Belli, il Presidente di Unindustria, ha illuminato la platea con questa perla di saggezza durante la presentazione: il legno di castagno è versatile, ecco perché manca una “strategia di sistema” per portarlo finalmente a farsi apprezzare ovunque – sì, pure all’estero, retaggio di un’economia che a quanto pare non conosce confini.
Un vero e proprio mantra aziendale è stato fornito: trasmettere “principi di qualità, origine e affidabilità” non è più solo un’opzione, ma un imperativo categorico. Un pensiero condiviso anche dal Segretario generale della Camera di Commercio Rieti e Viterbo, Francesco Monzillo, presente all’evento. Come ciliegina sulla torta, Belli ha ricordato che il legno di castagno non serve solo per elegantissimi mobili o infissi di tendenza, ma trova spazio persino in edilizia, ingegneria naturalistica, recinzioni e viticoltura. Ah, e tutto rientra nell’odiosa quanto trendy economia circolare, quasi a volerci far credere che sia tutto così rivoluzionario e sostenibile.
Naturalmente, il mercato è ancora all’oscuro dei mille usi segreti di questo legno; la speranza, perlomeno, è che questo studio non sia solo un pretesto per un’altra presentazione istituzionale, ma riesca davvero a colmare quel vuoto di conoscenza. Un applauso finale, davvero sincero, va a tutti gli eroi che hanno reso possibile questa opera magna: aziende, università e Camere di Commercio. Perché, si sa, senza di loro nessuno si accorgerebbe mai del potenziale nascosto di un semplice pezzo di legno.

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