Dopo la straordinaria delusione della stagione scorsa, con quella dose irresistibile di ottimismo che contraddistingue ogni delirio di grandezza, il Milan ha deciso finalmente di mettere nero su bianco il suo nuovo “mandato”. Come se fosse un ordine sacro proveniente dalla proprietà, si pretende nulla di meno che il ritorno in Champions League, accompagnato da una costruzione di solide fondamenta per dominare senza interruzioni la Serie A. Perché, ovviamente, tornare a vincere e restare ai vertici sarebbe una cosa ovvia, giusto?
Ora che le ambizioni stellari sono state dette a voce alta, il club rossonero decide coraggiosamente di riorganizzarsi. Perché, signori, senza un corposo restyling, come potrebbero sperare di reggere il confronto con quei titani della Serie A? Tutto viene pianificato come se si trattasse di un’epopea, un romanzo epico più che di calcio. Nomi e cognomi, strategie e mosse tattiche: il calcio al Milan non è più solo uno sport, ma un progetto quasi filosofico.
Il meraviglioso copione del ritorno in Champions
Ovviamente, il mantra ripetuto all’infinito è quello del ritorno in Champions League. Come se la partecipazione a una competizione continentale fosse la chiave che apre magicamente tutte le porte della gloria. Dimentichiamo il complicato mondo del calcio operativo e reale, dove le sfide sono infinite, le avversità spietate e i bilanci meno poetici. No, nel Milan ci basta dire “torniamo in Champions” per far cessare ogni dubbio e stavolta, per davvero, vinceremo e saremo la bestia nera di tutti.
Ecco il punto. Questa prospettiva sembra essere più un esercizio di fede che un piano concreto. Il calcio moderno non si costruisce sui cosiddetti “forse” o sulle promesse sussurrate al vento. Serve visione, servono investimenti mirati, ma soprattutto serve una strategia che vada oltre i proclami pubblicitari e i comunicati stampa roboanti.
La poesia della coerenza mancata
È ironico, poi, osservare come la stessa società che ieri annunciava con toni solennissimi la necessità di “costruire le basi” continui a farsi prendere dalle sirene del momento, rincorrendo nomi altisonanti senza un progetto a lungo termine. Un vero capolavoro di contraddizione che diverte gli spettatori di questa farsa calcistica.
Insomma, il Milan si trova, ancora una volta, a navigare in un mare di slogans e belle parole, dove la pazienza e la programmazione sono sconosciute e l’effetto annuncio è l’arma principale. Questa è la nuova stagione: stessa storia, stesso teatro, stessi applausi alla fine dell’atto, ma senza alcuna garanzia che lo spettacolo migliori davvero.



