Che gioia infinita scoprire che il legame tra il celeberrimo Teatro alla Scala e il gruppo Bracco non solo sopravvive ma addirittura si rafforza dopo anni di convivenza nulla meno che “storica”. L’assemblea dei soci del tempio milanese della musica ha infatti deciso di elevare l’azienda lionessiana leader mondiale nelle life sciences al rango di fondatore sostenitore. Una mossa che trasforma una semplice alleanza in una storia d’amore – forse più solida di certi matrimoni veri – fatta di sinfonie, borse di studio per giovani talenti e tournée internazionali degne delle rock star.
Il sovrintendente e direttore artistico Fortunato Ortombina non si è risparmiato nel sottolineare come la Scala, da sempre isolata nei suoi fasti, ora grazie a ‘illustri’ partner imprenditoriali ben piantati nel tessuto cittadino, può finalmente sognare di aprirsi a platee più vaste e – miracolo! – anche ai giovani, quelli cioè che, per definizione, non sembrano più interessati all’opera (ma forse ci sbagliamo).
Diana Bracco si è lanciata in un sentimentalismo d’altri tempi, dichiarando il suo amore eterno per la musica, sposato fin dalla culla familiare. “Con la musica abbiamo da sempre un legame davvero fortissimo, e il nostro impegno al fianco della Scala nasce anche dalla nostra tradizione familiare”, ha affermato, orgogliosa. Ecco il colpo da maestro: dal sponsoring di concerti sinfonici e da camera alle pubblicazioni patinate dedicate agli interpreti, dalle borse di studio (ovviamente per qualche giovane selezionato) alle serate d’opera, fino alle mostre e alle grandi tournée – perché si sa, mantenere viva la sua “famiglia culturale” costa – il nome La Scala è ormai una presenza fissa nella vita e nei progetti di Bracco.
Una partecipazione – manco a dirlo – tutta cuore e portafoglio, e noi? Noi continuiamo a contare i biglietti staccati nel segreto sperando che davvero si aprano nuovi orizzonti di pubblico. Perché, che volete farci, la Scala senza pubblico resta un monumento un po’ polveroso, nonostante tutto lo sfarzo.
Un modello di collaborazione o solo un gioco di società?
È tempo ora di dare la parola a chi, da dentro la Scala, gongola per questa “collaborazione attiva”. Fortunato Ortombina ci tiene a precisare che non si tratta solo di un generico sostegno economico, ma di una partecipazione che si traduce in progetti concreti. Tradotto: non è solo questione di soldi, c’è anche una sapiente strategia di immagine orchestrata dal celebre gruppo farmaceutico. Ed ecco la ciliegina sulla torta: i ringraziamenti personali a Diana Bracco per il suo impegno – perché si sa, avere qualcuno così ben piazzato nel consiglio di amministrazione fa solo bene alla scala.
Insomma, il Teatro alla Scala, questo monumento nazionale, vive e sopravvive grazie alle relazioni con la città, le sue istituzioni e soprattutto… le sue imprese. Il contributo di gruppi come Bracco serve infatti a “aprire” la Scala a tutti: davvero un paradigma di inclusività quando si parla di pubblico d’élite e eventi sponsorizzati dove la platea forse conta più dell’arte.
Il vincolo indissolubile fra Bracco e la Scala
Non è certo una storia nata ieri: il gruppo farmaceutico, guidato dalla dinamica Diana Bracco, da anni intreccia i propri destini con la Scala, o meglio, con la sua galassia affaristico-culturale. Dal 2011 la fondazione Bracco è ufficialmente socio fondatore e primo sponsor dell’accademia del teatro, finanziano corsi formativi – ovviamente di qualità – mostre, concerti e spettacoli della scuola di ballo, non solo in Italia ma anche all’estero. Ricordiamo, per fare un esempio di prestigio, la recente esibizione all’Expo di Osaka, perché se non si va lontano la musichetta non fa scalpore.
E come coronamento di tanto amore, Diana Bracco è pure vicepresidente dell’accademia e dal febbraio 2025 siede nel consiglio di amministrazione della fondazione Teatro alla Scala, su designazione, manco a dirlo, della potente camera di commercio di Milano. Insomma, un affare di famiglia, diremmo.



