Le immagini del 2014 provenienti da Devana Kandu, situata nell’atollo di Vaavu, sembrano più un invito a una sfida da acrobati disperati che a un banale recupero subacqueo. Passaggi stretti tra il reef, soffitti di roccia e corallo che ti fanno sentire una sardina in scatola, corridoi senza alcuna possibilità di risalita verticale e sedimenti pronti a trasformare ogni metro in una distopia visiva totale.
Ah, la dolce normalità di un’operazione ad altissimo rischio per recuperare i corpi di quattro sub italiani. Dopo l’eroico (se vogliamo) recupero del corpo di Gianluca Benedetti, restano ancora dispersi Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Intanto, sul posto tre specialisti finlandesi di DAN Europe stanno cercando di orchestrare quella che più somiglia a una cabala di gas, tempi, correnti e percorsi di fuga. Insomma, un balletto mortale, pianificato con la delicatezza di un funerale e la precisione di un orologio svizzero, solo che una mossa sbagliata e si finisce in piscina… senza acqua.
Naturalmente, in un contesto del genere, non c’è spazio per errori o eccessi di ottimismo. Ogni metro percorso è una sfida contro la fisica e il fato, dove la speranza cerca un fragile appiglio nell’improbabile. Un’avventura così affascinante che neanche i racconti fantasy oserebbero sognarla.



