El Koudri si sfoga con l’Università di Modena e manda una mail da antologia di volgarità divine

El Koudri si sfoga con l’Università di Modena e manda una mail da antologia di volgarità divine

«Dovete farmi lavorare, cristiani bastardi di merda. Voi e il vostro Gesù, lo brucio». Con questa dolce e raffinata frase Salim El Koudri decideva, nella serata del 27 aprile di cinque anni fa, di intrattenere l’Università di Modena tramite una serie di e-mail. Quattro messaggi in particolare, ora sotto la graziosa lente degli investigatori, che cercano di decifrare la sua misteriosa personalità e capire se il suo attentato di sabato scorso nel cuore emiliano sia solo un banale atto di emulazione, ispirato da altre stragi europee firmate da individui con problemi mentali, ma tanto per cambiare senza alcun legame con gruppi eversivi islamici. Che sollievo.

Che personaggio, vero? Un uomo che si lamenta di guadagnare 500 euro al mese (sì, avete letto bene, 500 euro), scrive ai suoi destinatari con la finezza di un teppista da strada e sogna un lavoro che, a quanto pare, gli è negato dal destino, o forse solo dalla politica del nostro paese.

«Ho studiato per fare l’ATO, non il magazziniere, capito? E qui a Modena, non dall’altra parte del mondo. Ti restano in tasca 500 euro al mese, se ti va bene», spiegava, aggiungendo poi il tenero: «Voglio lavorare». Forse sperava in un mondo che premia l’impegno e non le raccomandazioni o forse credeva ancora nelle favole ecclesiastiche, visto il tono delle sue invettive.

Gli investigatori, con la pazienza di un santo, stanno analizzando le sue mail e spiando dentro il suo cellulare alla ricerca di qualche traccia, qualche conversa illuminante che possa spiegare se dietro il gesto epico e barbaro si cela solo un individuo disperato o se c’è lo zampino di qualche oscura influenza esterna. Nel frattempo, si aspetta il responso da Meta – perché ovviamente i social sono fondamentali nella vita moderna – per recuperare messaggi cancellati che, immancabilmente, potrebbero rivelare qualche dettaglio scottante. Un vero thriller digitale.

Naturalmente, i protagonisti della politica non hanno perso tempo nel portare il loro contributo, come sempre illuminante e pieno di sfumature.

Matteo Salvini ha dichiarato:

«L’aggressore di Modena mandava mail scrivendo ‘bastardi cristiani’, ma lascio agli investigatori analizzare queste cose».

Per poi aggiungere, con la saggezza che lo contraddistingue:

«Per il fatto che Salim El Koudri sia italiano ‘peggio mi sento’. Se va in giro con un coltello in macchina, falcia la gente a 100 all’ora in centro a Modena, scrive bastardi cristiani e inneggia ad Allah in arabo su profili chiusi, evidentemente è ancora più grave. Nel senso che non era un disadattato che viveva sotto un ponte isolato dal resto del mondo, addirittura laureato». Quindi, qualcuno diplomi o lauree ne pesano eccome…

Non si può certo dire che manchi l’acutezza analitica nell’affrontare la questione. Ma andiamo oltre, perché i veri protagonisti sono quelli che restano, feriti, dopo questa brillante performance automobilistica e ideologica.

Le condizioni dei feriti: un lieto miglioramento

Tra le vittime dell’assalto del veicolo lanciato a folle velocità nel centro di Modena, spicca la donna tedesca di 69 anni, ricoverata nell’ospedale di Baggiovara, che ha avuto la fortuna di essere estubata e risulta cosciente. Nonostante un impatto che le ha tranciato entrambe le gambe, il suo stato viene descritto con un pudore tutto sanitario come un “leggero miglioramento”. Ottimo.

Nel frattempo, gli altri tre feriti gravi sono stazionari negli ospedali di Modena e Bologna. Due di loro, ricoverati all’Ospedale Maggiore di Bologna, si trovano in rianimazione, come si usa dire, “in condizioni stabili”. Una donna di 55 anni, che presenta vari traumi, migliora leggermente ma resta in prognosi riservata, perché finché c’è speranza, si sa, anche la speranza deve essere tenuta sotto osservazione.

Un quadro davvero ottimista, che mette tutti i media in fervore e fa scintillare le speranze nella cura dell’incertezza. Dal caos verbale ai risultati concreti, sembra che lo spettacolo dell’orrore serva solo a dimostrare come anche la disperazione, la rabbia e la confusione possano essere tradotte nei termini burocratici e nella cronaca di ogni giorno, senza che nessuno se ne sorprenda più di tanto.

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