Novo Nordisk punta tutto sulla pillola Wegovy per conquistare il mondo oltre gli Stati Uniti: missione (quasi) impossibile

Novo Nordisk punta tutto sulla pillola Wegovy per conquistare il mondo oltre gli Stati Uniti: missione (quasi) impossibile

Novo Nordisk si prepara a investire tutto, senza mezzi termini, nel lancio della pillola Wegovy fuori dagli Stati Uniti, come se la vittoria nella battaglia per il dominio del mercato della perdita di peso fosse una passeggiata globale. Se lo dice Emil Kongshøj Larsen, Vicepresidente Esecutivo per le Operazioni Internazionali di Novo, allora è certamente un’affare enorme.

Novo Nordisk ha annunciato la scorsa settimana di aspettarsi il debutto, sperando nelle approvazioni, della sua pillola per dimagrire anche all’estero entro la fine dell’anno. Nel frattempo, la pillola continua a fare il botto negli USA, il mercato che già rappresenta oltre la metà delle vendite di Novo e del suo acerrimo rivale Eli Lilly.

Come se non bastasse, questi giganti del pharma ora si affannano non solo a difendere il proprio territorio negli States, ma pure a espandere il mercato globale dei farmaci per la perdita di peso, che negli ultimi anni hanno praticamente rivoluzionato il settore farmaceutico. E chi si loda si sbroda, d’altra parte.

Ma quali paesi faranno da cavia per questi lanci esteri? Larsen preferisce giocare a nascondino e non nomina nessuno, brandendo argomenti vaghi come “potenzialità”, interesse dei pazienti per l’obesità, preparazione dei medici e qualcunque cosa sia rimasta di valido nella telemedicina. Insomma: se c’è un mercato appetibile, di lì si parte.

E a proposito di telemedicina, quella che qualcuno dava per spacciata soprattutto in posti come la Germania, a quanto pare ha invece trovato un modo “molto conveniente e apprezzato” per far arrivare la cura direttamente a casa. O meglio, davanti allo schermo, che tira di più al giorno d’oggi.

Una nuova fase nella rivalità Novo-Lilly?

Se Eli Lilly prevede una crescita delle vendite del 28% a metà anno, Novo Nordisk invece stima un crollo drastico. Aprite gli occhi: la stessa azienda che punta al dominio globale si aspetta fra un paio d’anni un calo tra il 4% e il 12%, complici prezzi più bassi negli Stati Uniti e la concorrenza dei generici in mercati chiave come India, Canada, Brasile e Cina.

Nonostante il lancio “entusiasmante” negli USA di Wegovy in versione pillola a gennaio, con oltre 2 milioni di prescrizioni al primo trimestre che spazzano via ogni previsione (magari perché il prezzo è più basso…), ci viene detto che il profitto è comunque destinato a scendere. Davvero incoraggiante.

Larsen ha poi sparato frasi da manuale del marketing come: “Non potremmo avere un pre-lancio migliore in un mondo ormai piccolo grazie a social media, digital e sentiment.” In altre parole, il mondo social ha già fatto mezzo lavoro – e senza nemmeno sudare.

Gli analisti di Nordea confermano: Wegovy è ormai il marchio di perdita di peso più popolare in famiglia negli Stati Uniti, almeno per chi si basa su Google Trends. Il popolo digitale parla, e lui decide chi pesa di più.

Nel frattempo, Lilly ha ammesso che dalla fine di aprile oltre 20.000 persone hanno iniziato a prendere la sua rivale, la pillola Foundayo. Non esattamente un massacro rispetto a Wegovy, se consideriamo la differenza nelle prescrizioni settimanali, sempre che si voglia credere ai dati parziali di IQVIA.

David Ricks, CEO di Lilly, con la calma di chi sa di partire in svantaggio, ha confessato che ci vorrà “del tempo” per imporre Foundayo, che oltretutto si basa su un principio attivo diverso dai celebri iniettabili Mounjaro e Zepbound, mentre la pillola Wegovy è una naturale estensione orale del farmaco iniettabile del suo produttore.

Ricks poi ha aggiunto:

“La nostra crescita sarà diversa, visto che si tratta di un nuovo marchio, una nuova molecola. Questa storia si scrive nei trimestri, non nei giorni… chiediamo un po’ di pazienza e di lasciarci lavorare.”

Nel frattempo, l’analista Emily Field sottolinea come le due pillole si rivolgano a segmenti di pazienti differenti: Wegovy promette un’efficacia quasi pari a quella delle iniezioni, mentre Foundayo viene visto un po’ più da “principiante” tra i farmaci GLP-1.

Però, sia Ricks che il CEO di Novo, Mike Doustdar, concordano felicemente che queste pillole non cannibalizzano (o almeno dicono così) la domanda delle versioni iniettabili, ma chiaramente ampliano il mercato. Che magnanimi!

Lanci mondiali: la pillola che fa gola a tutti

Non c’è dubbio che il formato pillola piaccia a un numero sempre più ampio di pazienti. Sarà per la comodità, sarà per la paura degli aghi o semplicemente per la moda, ma sembra proprio che Wegovy e Foundayo siano pronti a conquistare il pianeta. E Novo Nordisk, da brava compagnia titanica, non vede l’ora di schierare tutte le proprie risorse in questa partita che è appena iniziata, con tanto entusiasmo quanto scetticismo dietro le quinte.

Ah, il brillante mondo dell’industria farmaceutica! Novozymes, pardon, intendevo Novo Nordisk, si prepara a lanciare la sua pillola magica per la perdita di peso chiamata Wegovy anche fuori dagli Stati Uniti. Perché fermarsi lì, no? Sembra che, come sempre, la domanda internazionale stia lì, in agguato, pronta a riempire le casse dell’azienda. Il CEO Kasper Larsen non potrebbe essere più ottimista o, più precisamente, più abile nel dissimulare quel pizzico di aspettativa frenata che accompagna ogni lancio globale di farmaci “miracolosi”.

Secondo lui, l’efficacia “superiore” di questa pillola giustifica tranquillamente un lancio tardivo rispetto alla concorrenza in diversi mercati. Tradotto: mentre gli altri si affannano a far uscire qualcosa, noi aspettiamo, perché tanto l’efficacia parla da sé. Peccato che nessuno abbia ancora fatto uno studio clinico che metta a confronto diretto Wegovy con farmaci concorrenti come il Foundayo. Ma chi ha bisogno di prove, quando si ha una morale così rassicurante da vendere?

Ovviamente, la curva di crescita nei diversi paesi non sarà la favola di successo americana. La strategia di prezzo, tenuta ancora segreta come la ricetta della Coca-Cola, sarà una danza delicata tra pillola e iniezioni. Perché la magia di questi farmaci sta anche nel far sembrare conveniente qualcosa che – convenientissimo non è mai stato!

Il guru degli investimenti Soren Hansen di Sydbank si sbilancia con una previsione da oracolo: il lancio in Europa sarà “più selettivo”, basato sulla capacità di soddisfare la domanda. In soldoni, i mercati più grossi come Regno Unito e Germania, e naturalmente la piccola patria danese di Novo Nordisk, saranno i fortunati a godersi per primi la nuova droga contro l’obesità a pagamento.

E a proposito di pagare: indovinate un po’? Anche nei sistemi sanitari più “socialisti” come quello danese, si scopre che il 99% dei pazienti paga di tasca propria per questi farmaci costosi. Un dettaglio che Larsen definisce quasi sorprendente, visto che qualche anno fa forse immaginavano che fosse tutto coperto dal sistema sanitario. Ah, la dolce illusione dell’assistenza pubblica!

Passando a Eli Lilly, la concorrente americana non è da meno nel vantarsi delle proprie cifre da capogiro. Il CEO David Ricks ha dichiarato che la strada internazionale è “un grande trampolino di lancio” per raggiungere quel miliardo di persone che teoricamente potrebbero beneficiare di questi farmaci. Peccato che attualmente ne raggiungano appena venti milioni, ma chi conta?

Per chi amasse i numeri, il primo trimestre fuori dagli Stati Uniti per Eli Lilly è stato un tripudio: +81% delle entrate, spinte da un incremento del 95% nel volume venduto. E negli Stati Uniti? Un rialzo del 43% della fatturazione, perché di perdere peso piace a tutti, davvero a tutti.

Nel frattempo, la politica di prezzi definita da Donald Trump, quella cosiddetta “most-favored-nation” che aggancia i prezzi americani a quelli dei paesi di riferimento, ha trasformato il lancio dei farmaci in un intricato gioco di equilibrio degno di una partita a scacchi con il mercato globale. Un bel pasticcio, insomma.

Kasper Larsen riflette sul fatto che le decisioni europee di regolamentare i prezzi dei medicinali non sembrano influire sulle vendite dirette a carico del paziente. Concludendo con una perla di saggezza ormai classica nel settore:

“È cruciale che i governi europei riconoscano la necessità di pagare per l’innovazione di qualità che migliora la salute pubblica; altrimenti gli investimenti e gli studi clinici continueranno a spostarsi verso gli Stati Uniti o la Cina, come si vede chiaramente oggi.”

In pratica, se non si convince l’Europa a sborsare, vale meglio che le nostre speranze di accesso a questi farmaci rimangano una bella fiaba da raccontare ai bambini prima di dormire.

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