Andrea Sempio, l’unico indagato nell’ennesimo capitolo di questa saga infinita sull’omicidio di Chiara Poggi, ha deciso di aprire il suo personalissimo diario nelle luci della ribalta, concedendo un’intervista esclusiva a Quarto Grado su Rete4. Naturalmente, non poteva mancare la replica alle ultime mirabolanti teorie degli investigatori della procura di Pavia, che hanno di recente rilanciato un movente sulle cosiddette avances sessuali alla povera vittima. Quanta delicatezza.
Con la classe che lo contraddistingue, Sempio commenta:
“Per ora non posso dirmi vittima, perché se ci sono dei sospetti, è giusto che la legge faccia il suo lavoro, è giusto che ci sia l’indagine.”
Ah, la dolce normalità dell’essere indagato. Non contento, precisa ancora con la sobrietà di un impiegato pubblico che non vuole inimicarsi nessuno: “Non sono contento di questa situazione, ma non posso neanche dire ‘magistrati cattivi’ che se la prendono con me”. Come dire: sono nel mirino, ma rimango educato. Evviva la coerenza.
Le mirabolanti intercettazioni (leggenda o realtà?)
Passiamo alla ciliegina sulla torta: le intercettazioni. Pare che i carabinieri di Milano abbiano messo le orecchie ovunque, raccogliendo file audio talmente succulenti da far impallidire qualunque sceneggiatura gialla. Peccato che, a detta dello stesso Sempio, lui non li abbia ancora ascoltati, non abbia risposto a nessuna domanda in merito e si tenga ben stretto il silenzio, soprattutto nei confronti della stampa. Questo perché, a quanto pare, rispondere sarebbe troppo facile per la scena.
I brividi arrivano quando l’indagato tenta di appianare la confusione:
“Nel merito delle intercettazioni, io ancora non le ho sentite, non ho risposto su questi punti con le autorità; pertanto, per il momento non andrò a rispondere neanche alla stampa su questi argomenti.”
E come dimenticare la confidenza da archivista involontario, fino a un secondo prima sommerso dal turbine di voci? “Non mi ricordo neanche più tutto quello che è uscito,” dice asettico, prima di spiegare con didattica precisione che quelle intercettazioni sono state manipolate, riportate male o addirittura fraintese. Sorprendente come un semplice audio possa trasformarsi in un rebus degno di Agatha Christie. A dire il vero, non era nemmeno un suo pensiero personale parlare di omicidio: “Era venuto fuori il tema dove io scrivevo dell’omicidio di Garlasco e poi si era scoperto che era un compito che mi avevano dato da fare, non era una cosa che avevo scelto io di fare.”
Chiaro e limpido come acqua di fonte. O quasi.
Facile immaginare cosa frullasse in testa
Infine, una perla di genuinità degna di un manuale di autoanalisi forzata. Sempio sottolinea che, dato che le intercettazioni risalgono a quando era formalmente indagato, si potrebbe facilmente intuire il setting mentale dominante:
“Ovviamente sono intercettazioni fatte nel momento in cui ero indagato. Facile indovinare che cosa avessi in testa in quel momento. Ovviamente i pensieri girano attorno a quell’argomento, come da un anno e mezzo. È un anno e mezzo che dico che io mi sveglio e penso solo a questa storia.”
L’immagine evoca un uomo vittima di un’interminabile eco che rimbalza solo su un pensiero fisso – esattamente come lo sono i telespettatori di questo interminabile giallo nazionale, imprigionati tra intercettazioni ambigue, sospetti mai confermati e il nulla cosmico. Ma come biasimarlo? Del resto, nulla dice più “innocenza” di un pensiero ossessivo su se stessi e su un’inchiesta eterna e irrimediabilmente complicata.



