Un vero e proprio spettacolo di banalità mascherate da verità universali; se siete alla ricerca di colpi di scena o rivelazioni profonde, addormentatevi pure sereni. Se invece volete perdervi in un mare di sentimenti comuni, confortati da frasi fatte e psicologie da manuale, allora questo è il vostro romanzo del mese.
Immaginate un romanzo che parla di un incontro casuale su un treno tra due perfetti sconosciuti, una fuga familiare da una parte e un ritorno dall’altra. Questa è la trama di La luce degli incendi a dicembre, l’ultimo capolavoro di Matteo Bussola. Ovviamente ci aspettiamo un crescendo di confidenze intellettuali, introspezioni esistenziali e quel tipico romanticismo da vagone sul tramonto.
La storia ruota intorno a Margherita, impegnata a scappare da una famiglia che, evidentemente, non poteva più sopportare, e Marcello, che invece torna a casa, carriera finita, mondeggiando tra rimpianti e nostalgia. Non è altro che un cliché vintage, condito dal solito trasporto emotivo, ma con qualche scintilla letteraria sofisticata.
Naturalmente gli incontri del genere non sono mai semplici: all’inizio i due sono riluttanti e parlano poco, ma, come vuole la migliore tradizione narrativa, lentamente i muri cadono, si aprono a confessioni profonde, quasi irritanti per la loro ovvietà mascherata da introspezione psicologica.
La penna di Elena Masuelli, che non perde occasione per gratificarsi in interviste a tutto volume riguardo al romanzo, ci offre un viaggio letterario che pretende di essere accessibile ma finisce per strizzare l’occhio ai pochi amanti del genere pseudo-psicologico. Niente di nuovo sotto il sole, ma con l’aria di chi sta reinventando la ruota.
Un Treno Verso l’Ineluttabile
Come spesso capita nei romanzi di questo genere, il viaggio su rotaia diventa metafora perfetta di una vita in movimento perpetuo, che non va mai esattamente dove vorremmo. Bussola ci regala dunque dialoghi farseschi dove la fuga e il ritorno si intrecciano, quasi a indicare che non esiste davvero scampo alle catene familiari o al destino sentimentalmente triste.
Un vero e proprio spettacolo di banalità mascherate da verità universali; se siete alla ricerca di colpi di scena o rivelazioni profonde, addormentatevi pure sereni. Se invece volete perdervi in un mare di sentimenti comuni, confortati da frasi fatte e psicologie da manuale, allora questo è il vostro romanzo del mese.
Intervista: La Profonda Profondità della Superficialità
Elena Masuelli ha sapientemente guidato l’intervista con Matteo Bussola, fingendo sorpresa per i temi trattati e la capacità dell’autore di sviscerare le debolezze umane con una delicatezza che rasenta l’inutile. Evidentemente, l’elogio dell’ovvio è diventato arte contemporanea.
Matteo Bussola ha raccontato senza timore il retroscena del romanzo, sottolineando la naturalezza con cui i personaggi si aprono e, udite udite, con quanto impegno si sia cercato di evitare ogni forma di banalità.
“La luce degli incendi a dicembre vuole essere un viaggio emotivo, una riflessione sulle nostre incertezze e sulle fughe che sono in fondo inevitabili,” ha detto Bussola, forse ipnotizzato dalla bellezza delle proprie parole.
Chi avesse sognato una rivoluzione narrativa rimarrà deluso; il libro si limita a scopiazzare dialoghi già consumati nei corridoi della letteratura di provincia e nelle mille serie televisive che celebrano la complicazione dei rapporti umani.



