Eurovision inaugurato da Sal Da Vinci con pubblico in delirio e sposa che sfoggia la gonna pantone Italia versione alta moda nazionale

Eurovision inaugurato da Sal Da Vinci con pubblico in delirio e sposa che sfoggia la gonna pantone Italia versione alta moda nazionale

A Vienna si è inaugurata la 70esima edizione dell’Eurovision Song Contest, ospitata dall’imponente Wiener Stadthalle, un autentico tempio della musica contornato da un dispositivo di sicurezza degno di un film d’azione. La prima serata è stata colorita da una protesta di attivisti Pro Pal, che hanno pensato bene di gestualizzare il loro dissenso con piccole bare depositate in piena Schwedenplatz, quanto mai centrale e simbolica location. Peccato che questa coreografia funerea avesse poco a che fare con la leggerezza che di solito si respira in un contest canoro.

Non si può certo parlare di leggerezza tra i partecipanti, soprattutto dopo che ben cinque Paesi hanno deciso di abbandonare la competizione. Parliamo di Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda, ritirati in segno di protesta contro le operazioni militari nella Striscia di Gaza. Chissà, inoltre, se questa scelta sia stata motivata dal trattamento “differenziato” – eleganza eufemistica per “ipocrita” – riservato alla Russia, esclusa dall’ESC dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Insomma, uno spettacolo che si fregia di essere “europeo” ma che si permette tagli selettivi cromosomici sui partecipanti.

Le esibizioni in programma

Per rompere un po’ la pesantezza del contesto, tra i protagonisti della serata figura anche Sal Da Vinci, che ha letteralmente infiammato il pubblico presente con la sua performance. Ah, la magia dell’Eurovision, capace di trasformare tensioni geopolitiche in momenti di spettacolo musicale – o almeno di provarci.

Tra i numerosi artisti in gara, merita un menzione particolare Senhit che rappresenta San Marino con la canzone “Superstar”. Per arricchire il tutto, si accompagna ad un nome che nessuno si aspettava fosse al contest: Boy George, accompagnato da ballerini scatenati pronti a trasformare il palco in un tripudio di colori e movimenti.

La Lituania si butta nel buio con Lion Ceccah e la sua “Solo quiero mas”, un titolo spagnolizzato per un pubblico europeo. La performance è avvolta nell’oscurità, perché a quanto pare cantare alla luce del sole è ormai roba vecchia.

Il Belgio decide di portare un po’ di freschezza – letteralmente – portando in scena Essyla e il suo “Dancing on the Ice”. La coreografia sul ghiaccio rappresenta probabilmente un tentativo di scivolare via dalle tensioni geopolitiche, anche se è difficile scivolare via dai drammi reali in corso.

Non poteva mancare la sempre promettente Germania, che ci regala l’energico brano dance “Fire” di Sarah Engels. Finalmente un po’ di fuoco, metaforicamente e non, in questa edizione che sembra più uno scacchiere politico mascherato da gara musicale.

Un contest tra musica e geopolitica

Questa edizione dell’Eurovision Song Contest non è solo una questione di note, balli e costumi sgargianti, ma si trasforma rapidamente in un’arena dove le contraddizioni europee vengono stuzzicate senza pietà. Da un lato, proteste simboliche e assenze strategiche; dall’altro, un pubblico che cerca disperatamente di cantare e ballare sopra un campo minato politico.

Ciò che resta davvero chiaro è che l’Eurovision non porta solo musica o spettacolo, ma anche un plastico esempio di come l’arte, il compromesso e il buon senso siano continuamente messi alla prova quando si toccano interessi planetari e ingerenze internazionali. Una contraddizione perfetta, da cui è difficile staccare completamente lo sguardo, nonostante tutto.

Noam Bettan ci delizia con una tenera canzone d’amore, ovviamente dedicata a una donna di nome Michelle, che è anche il titolo del brano. Perché nulla dice “originalità” come intitolare una canzone con il nome della propria musa, giusto?

Poi tocca all’Estonia, che decide di scaldare l’atmosfera con un pezzo rock portato dalle superbissime Vanilla Ninja, intitolato Too epic to be true. Se già dal titolo promettono un’esibizione epica, siamo tutti curiosi di vedere se arriveranno almeno a “epic” o se sarà solo un altro momento tragicomico sul palco.

Il Montenegro risponde con un approccio più femminile: Tamara Zivkovi sale sul palco con la sua Nova Zora, che, parafrasando, sembra proprio il nome di un incantesimo per svegliarsi dopo una lunga dormita musicale.

A seguire, dopo lo spettacolo italiano (perché l’Italia ha sicuramente monopolizzato l’attenzione, no?), la Finlandia mette in scena la sua magia con Linda Lampenius e Pete Parkkonen, che si lanciano tra le fiamme con la canzone Liekinheitin. Ovviamente, la Finlandia si conferma tra i favoriti, perché niente dice “hit da classifica” come uno show pirotecnico, vero?

L’applausometro si surriscalda per Sal Da Vinci, sovrano indiscusso dell’Eurovision momentaneo, accolto da urla e applausi scroscianti. Il buon Sal, vincitore di Sanremo, è presente in veste di ospite d’onore, vantando il titolo di rappresentante di uno dei Paesi fondatori. Nel gran finale, la scena si conclude con un tricolore che spunta dalla gonna di una ballerina vestita da sposa, perché sì, la teatralità non può mai mancare.

La Georgia ripropone il trio Bzikebi, che ci regala un inno alla danza con On replay. Se non vi ricordate, avevano già vinto l’Eurovision Song Contest Junior nel lontano 2008. Qualcuno ha detto “riciclo”?

E infine, sul palco arriva il Portogallo, quinto tra le esibizioni della serata, pronto a sorprendere o, più probabilmente, a farci dimenticare presto la sua performance – come al solito.

Ah, il romantico Portogallo questa volta ha scelto di portare all’Eurovision un tocco di struggente dolcezza con i Bandidos do Cante e la loro canzone intitolata “Rosa”. La poesia del titolo però lascerà forse spazio alla dura realtà della competizione? Chissà se il romanticismo basterà a sconfiggere luci, suoni e coreografie da videogioco.

Parlando di videogiochi, la Grecia sembra aver preso questa ispirazione sul serio. Il loro show, portato in scena da Akylas insieme a Ferto, sembra più un tuffo diretto in un universo digitale che una performance musicale. Accendete la console e pronti a giocare: tra effetti speciali e scenografie virtuali, pare che la musica sia finita un po’ in secondo piano.

La Croazia, invece, non si fa mancare nulla e arriva terza in gara, schierando il gruppo Lelek con “Andromeda”. Un titolo spaziale per una canzone che tenta di mettere a fuoco nientemeno che la tragicità della guerra. Un tema intenso da portare sul palcoscenico dell’Eurovision, dove, si sa, la leggerezza e la spensieratezza dominano spesso la scena. Sarà la brutalità del messaggio o la musica a fare colpo?

La elegante Svezia, quella garanzia per spettacolini scintillanti, piazza al secondo posto la delicata Felicia con “My System”. Immaginate un miscuglio di dance e pop che cerca disperatamente di farsi notare tra tigri luminose e coreografie millimetriche. Sarà un brano o un sistema complesso da capire?

E come miglior modo per aprire la prima serata della semifinale se non con la Moldova? A dare il via alle danze ci pensa Satoshi con “Viva, Moldova!”. Il Paese che non ha mai assaporato la gloria di una vittoria, ci prova ancora una volta con un inno che sembra più un richiamo a uno spirito d’identità nazionale che a un vero fenomeno musicale. Un inizio sobrio o un palesarsi eterno dell’outsider?

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