E così, a Milano, abbiamo finalmente la tanto attesa rivoluzione giuridica per i nostri amici a quattro zampe. La cosiddetta legge Brambilla, presentata con tutta la pompa e lo sfarzo del caso a Palazzo Reale, si propone di mettere un freno – niente di meno – alle crudeltà che gli animali subiscono quotidianamente. Da un corteo mastodontico partito da piazza San Babila fino al cuore di Milano, piazza del Duomo, la deputata Michela Vittoria Brambilla ha gioiosamente esposto le novità insieme a una sessantina di associazioni animaliste, perché come spesso accade, più siamo, meglio è. Ovviamente, si parla di considerare gli animali come “soggetti di diritto”: un concetto rivoluzionario che cambia tutta la prospettiva di tutela, inserendo finalmente nuovi strumenti per le autorità. Che rivoluzione, eh?
Non si poteva non parlare di punizioni esemplari, tanto per cambiare. Multe che arrivano fino a 60mila euro per chi osa uccidere un animale, 30mila euro per il maltrattamento e persino il carcere. Per chi ancora sogna, ci sono le associazioni come Oipa, Enpa e Gaia che giurano che queste pene salate saranno la vera svolta per dissuadere i “cattivoni” da queste orribili pratiche. Ma la vera chicca è un’idea da premio Nobel in tempistica giudiziaria: l’affido definitivo degli animali alle associazioni può avvenire già durante il procedimento. Tradotto: basta aspettare anni in tribunale, l’animale si salva subito e il maltrattante resta a bocca asciutta. Una rivoluzione! Sarebbe bello se accadesse davvero, ma sappiamo com’è la giustizia da noi…
Referendum e la battaglia a colpi di virile moralismo contro la caccia
A chiudere il sipario della giornata, Michela Vittoria Brambilla ha annunciato i prossimi ambiziosi traguardi: tra questi, il salvataggio degli equidi (che meraviglia, proprio loro!) e la crociata contro la pratica venatoria. Ed ecco uscire dal cilindro il classico “referendum” per bocciare la caccia, descritta come pratica ormai intollerabile. E come se non bastasse, la scrittrice Dacia Maraini prende la parola per lanciare l’allarme in difesa dei lupi in Abruzzo, sottolineando – con un tocco di patriottismo verde – che distruggere la fauna selvatica significa sabotare l’intero ecosistema e, chissà, forse anche la nostra tanto decantata convivenza civile. Un applauso per l’ecologia last minute, insomma.
Il grande manifesto della burocrazia animalista: serve la collaborazione di tutti (anche dei cittadini, poveretti)
Perché questa legge non resti solo una bella forma senza sostanza, i rappresentanti delle associazioni presenti hanno invocato una collaborazione da manuale tra cittadini, magistratura, operatori sanitari e forze dell’ordine. Ovviamente non basta la pubblicazione ufficiale sul Gazzettino della Speranza: bisogna che le autorità sappiano leggere, capire e – soprattutto – applichino con rigore i nuovi strumenti punitivi. Facile, no? L’evento ha fatto da passerella anche a qualche volto noto del mondo culturale e giornalistico, tra cui il vulcanico Vittorio Feltri, le scrittrici Susanna Tamaro e Dacia Maraini (autori che non passano mai inosservati), e naturalmente Silvia Veronesi a rappresentare la fondazione Veronesi, per ricordarci che oltre ai diritti degli animali, c’è sempre spazio per un’altra riflessione: quella sulla scelta alimentare vegetariana di papà Umberto Veronesi. Un raduno di anime pie con un’agenda fittissima, insomma.



