Piacenza sotto choc: 56enne trovata morta in casa, marito sparito nel nulla come per magia

Piacenza sotto choc: 56enne trovata morta in casa, marito sparito nel nulla come per magia

Un’altra perla nel già brillante catalogo dei femminicidi, questa volta ambientata nella periferia di Piacenza. Una donna di 56 anni è stata ritrovata senza vita nel suo appartamento al sesto piano, con il corpo decorato da numerose coltellate, come fosse un’opera d’arte macabra degna di un festival dell’orrore. Il copione, ormai tristemente prevedibile, si è messo in moto intorno alle 15:30 grazie alla telefonata di un eroe domestico: il marito, un uomo di origine macedone, che si è preso la briga di confessare tutto prima di sparire come un mago evitando così l’applauso della giustizia.

Quando carabinieri e vigili del fuoco sono finalmente arrivati al teatro del crimine, il protagonista maschile della tragedia si era volatilizzato nel nulla, dando così il via a una caccia all’uomo che pare più una caccia al tesoro, almeno per ora.

La solita, compassionevole inconsistenza delle istituzioni

Questa scena grottesca si ripete con la puntualità di un orologio svizzero al rallentatore, ma nessuno sembra davvero interessato a interrompere il ciclo. Il marito che uccide, la fuga provvidenziale, l’indignazione pubblica di facciata seguita dall’oblio più totale. Nel frattempo, le donne continuano a pagare con la vita un prezzo altissimo, mentre l’apparato politico e giudiziario si limita a lacrimare senza agire.

Ma a chi importa la coerenza quando possiamo limitarci a recitare la parte del civile commosso? Dopotutto, il problema non è mai davvero risolto, perché così si mantiene intatto quel fastidioso status quo che permette a tutti di rimanere al proprio posto, tranquilli e indifferenti.

Un dramma noto, un finale prevedibile

La dinamica di questa ennesima tragedia non stupisce più nessuno: un uomo decide che la soluzione al conflitto si chiama coltellata, e senza alcuna remora, mette fine alla vita della compagna. Dopodiché, scappa perché, per l’uomo, la fuga è sempre una strategia vincente mentre per la vittima l’unica opzione è soccombere in silenzio.

Il fatto che l’uomo abbia telefonato ai soccorsi per vantarsi o forse pentirsi appena un attimo prima di dileguarsi, aggiunge quel tocco di grottesca tragicommedia che pochi osano menzionare.

Una società che guarda dall’altra parte

Ciò che desta più perplessità è la facile ricaduta nel silenzio e nell’indifferenza collettiva che segue questi eventi. Mentre sulle prime pagine piovono titoli e condanne, nella società reale le donne continuano a sentirsi insicure nelle proprie case, nelle strade, ma soprattutto nella mente di chi non fa nulla per proteggerle davvero.

Affermare di essere contro la violenza sulle donne è diventato un refrain stonato, ormai scontato quanto inutile. Se veramente si volesse sradicare il problema, servirebbero politiche coraggiose, investimenti nel sociale e un cambiamento culturale radicale. Ma si sa, la cultura del “non è colpa mia” e “bisogna aspettare” funziona molto meglio in termini di consenso.

Quindi, avanti con le solite condanne di circostanza, gli hashtag di solidarietà digitali e i servizi tv patinati, mentre una donna di più sparisce nell’anonimato di un dramma mai risolto.

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