Sabato 23 maggio, come se non bastassero già tutti i laboratori per bambini che promettono di salvare il mondo a colpi di pennelli, arriva in Triennale un’iniziativa tutta dedicata ai più piccoli e ai loro adorabili genitori. Il nome del progetto, roba da far piangere di gioia ogni ambientalista d’accatto, è “I colori raccontano storie per nutrire la biodiversità”. Un titolo arzigogolato per una missione apparentemente nobile: spiegare ai bimbi l’acqua e il suo mitologico legame con ambiente e sostenibilità alimentare, come se non si sapesse già tutto o come se bastasse dipingere per risolvere la crisi climatica.
Il grande capolavoro di questa giornata è che i pargoli, liberi da ogni regola noiosa, potranno creare un’opera collettiva usando un mix di tessuti, nastri e fili intrecciati. Come se quella fosse la banda di Frida Kahlo o almeno la sua scuola di pittura. Nel frattempo, i genitori, quei santi che cercano di tenere insieme famiglia, lavoro e sensi di colpa, verranno coinvolti in discutibili confronti con esperti di Ansisa. Scopo? Riflettere sull’importanza dell’idratazione e delle buone abitudini domestiche. Giusto, perché senza una spruzzata di acqua ben distribuita le piante non crescono e i bambini non si dissetano, ma occhio–non esageriamo con la scienza.
Arte, colori e gioco: la triade magica che trasforma apparentemente un argomento serio come la biodiversità in un campo da giostre infantili e pop-cultura didattica vintage. Tutto questo mentre ci raccontano che è tutto pensato come divulgazione scientifica; una cosa che suona più come una scusa elegante per perditempo creativi.
Il laboratorio è pensato per 15 coppie adulto-bambino, che avranno l’onore di vivere due percorsi paralleli tra fantasia e un’improbabile educazione ambientale. Una di quelle esperienze che i fortunati partecipanti porteranno a casa, probabilmente tra risatine e qualche domanda sulla praticità di tutto questo.
Per chi volesse prolungare l’incantesimo, ci sono “maggiori informazioni” sul sito ufficiale, perché al giorno d’oggi, se non sei sul web, non esisti, nemmeno per educare i tuoi figli a diventare mini-ecologisti armati di pennelli e buone intenzioni.



