Venticinque donne rinchiuse in casa e un affare da 60mila euro: la follia che nessuno vuole vedere

Venticinque donne rinchiuse in casa e un affare da 60mila euro: la follia che nessuno vuole vedere
Sedico, su ordine della Procura della Repubblica di Belluno, hanno smantellato una fitta rete di finti centri estetici e massaggi spalmati tra Sedico, Ponte nelle Alpi e Santa Giustina. Il tocco speciale? L’operazione è stata battezzata “Happy Ending”, come se il cinema di serie B fosse la colonna sonora perfetta per un business illegale da 60mila euro al mese. Non male, vero?

A capo di questa macchina da soldi e ipocrisia, una donna cinese residente a Milano, che manovrava tutto a distanza come una regina del malaffare metropolitano. Un vero e proprio cervello criminale che, comodamente seduta nel capoluogo lombardo, orchestrava ogni dettaglio della filiera con la precisione di un direttore d’orchestra, ma senza musica.

Il call center meneghino e la logistica con furgone

Ovviamente, il sistema era calibratissimo e funzionava come una qualsiasi multinazionale – peccato per il settore… La signora rispondeva a un numero telefonico pubblicizzato su siti di annunci di incontri, negoziava tariffe e appuntamenti con la calma di una segretaria modello, e impartiva precise istruzioni ai clienti per arrivare in quei centri segreti e anonimi, senza insegne. Un vero enigma da fare invidia a Leonardo da Vinci.

Sempre dal nido meneghino, la boss pianificava il turnover delle “risorse umane” e organizzava anche i rifornimenti. Un complice a bordo di un furgone faceva avanti e indietro, consegnando biancheria e beni di prima necessità direttamente nei centri. Le ragazze quindi, escluse dalla libertà minima di muoversi, non dovevano sporcare le scarpe uscendo di casa. Praticità senza eguali.

Segregate come reiette, turni ogni venti minuti: i numeri da capogiro del racket

Nei pochissimi spazi recuperati a interno appartamento, i carabinieri hanno scoperto 23 donne asiatiche, tutte sulla quarantina o fifty, ridotte a un’esistenza da reclusi volontari involontari, in balia di una sudditanza psicologica e economica quasi da manuale del peggior sfruttamento. Le camere venivano lasciate a malapena e le giornate (o forse dovremmo dire “turni”) ruotavano freneticamente attorno all’arrivo spasmodico di clienti affamati.

I prezzi? Da supermercato ma con servizi extra: 50-100 euro a prestazione. Il contante, rigorosamente cash – niente bonifici, datemi del romantico –, veniva nascosto subito in borsette, intercapedini o dove capitava, per poi essere “rendicontato” a Milano via messaggini o appunti da dilettante. Perché mica si può lasciare libero il flusso di cassa, altrimenti che controllo è?

I numeri parlano chiaro: mediamente sette clienti al giorno per ogni centro, con una rotazione che farebbe invidia alle fabbriche d’auto. Appuntamenti fissati ogni 20-30 minuti per non far calare la produttività. Solo a Sedico, in due settimane di puntiglioso pedinamento, gli investigatori hanno contato 106 ingressi. Il luogo era più frequentato di una fermata dell’autobus in orario di punta.

Sequestri e provvedimenti degni di una grande operazione

Durante le perquisizioni, i militari hanno messo le mani su più di 1.300 preservativi e un manoscritto che custodiva la contabilità occulta, quella parte di libro mastro che ogni imprenditore grezzo ma ambizioso tiene sotto chiave per gestire i suoi affari illeciti. Fondamentale per tracciare il flusso di denaro e lucrare contro ogni morale.

L’inchiesta ha portato all’iscrizione di 11 persone, dai 25 ai 65 anni – mica solo giovani e inesperti, ma una banda che copre diverse generazioni – accusate, a piede d’uguale, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per la “regina” cinese e il suo braccio logistico, il giudice per le indagini preliminari di Belluno ha emesso un bell’ordine di divieto di dimora nella provincia veneta. Un modo elegante per dire: “Rimani a Milano, ma lascia stare il nostro territorio”.

E così, mentre la Madonnina veglia dall’alto, il bel gioco della legalità fa un passo indietro, svelando scenari che più cinici e raffinati non si potrebbe, con una rete che sembra uscita da un manuale di economia criminale 2.0. Con tanto di call center a distanza, logistica su furgone e una contabilità all’acqua di rose da far impallidire qualsiasi commercialista.

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