Ucraina, votando un rapporto con 54 favorevoli, 17 contrari e 5 astenuti. Un’assemblea vibrante e decisiva, insomma, che scommette sull’evoluzione delle riforme per la tanto sognata adesione all’Unione Europea della nazione in guerra.
Ovviamente, nel testo emerge la sublime affermazione che “nulla su Ucraina dovrebbe essere deciso senza Ucraina“, soprattutto per porre fine all’“aggressione” di Russia. E, giusto per non farsi mancare nulla, “nulla su Europa senza Europa“, come se qualche fantomatico accordo potesse influenzare la sicurezza europea senza che tutti gli europei facciano parte di questo spettacolo tragicomico.
Così, si invoca la nomina di un “negotiatore europeo di alto livello” con un mandato ‘ben definito’ per rappresentare l’UE in questi delicati giochi diplomatici. Oh sì, perché se metti un europeo dappertutto, tutto si risolve magicamente.
Le posizioni degli Stati Uniti? Ah, quelle sono un piccolo capolavoro di clientelismo politico. Il Comitato denuncia l’ossessione a stelle e strisce di condizionare le garanzie di sicurezza per Ucraina a un suo ritiro dal Donbas. Come se la pace dipendesse da un intricabile gioco di rimessa e rilancio. Quindi, sì, bisogna garantire “garanzie di sicurezza credibili” ai poveri ucraini, certo, ma solo dopo il formale termine della guerra. Del resto, cosa sono qualche mese di conflitto in più?
Esaltazione delle Istituzioni Ucraina e qualche sbavatura da sistemare
Un plauso, neanche a dirlo, per lo “sforzo straordinario” di Ucraina nel rafforzare la democrazia e mantenere la separazione dei poteri in tempo di guerra. Una meraviglia! Ma aspetta, non è tutto rose e fiori: ecco che emergono “tensioni tra legislativo ed esecutivo” da risolvere urgentemente per non far saltare il castello di sabbia della divisione dei poteri e il tanto decantato pluralismo multipartitico.
La riforma giudiziaria e la lotta alla corruzione? Meritano applausi da stadio, ma attenzione a non adagiarsi. Bisogna continuare, insistere, pretendere trasparenza nelle nomine dei giudici e che gli organi anti-corruzione restino liberi da ingerenze politiche, come se fosse così facile in un Paese in guerra che sta ricostruendo pezzo per pezzo ogni singolo mattone del proprio sistema.
Ah, e scordatevi che la libertà di stampa abbia meno importanza di qualche brandello di territorio: bisogna continuare a garantire espressione libera e indipendenza dei media. Ma soprattutto, il tema scottante sono “le future elezioni”. EU vuole tempo, tempo per organizzare “elezioni libere e giuste” dopo la fine dello stato di emergenza, rifiutando categoricamente il diktat americano di farle in fretta e furia, ancora con la guerra in corso. Che precisione strategica, no?
E @b>Russia paghi per i danni — perché non pagare?
Ovviamente, si ribadisce come mantra che Russia debba pagare per “tutti i danni causati” in Ucraina. Perché pagare è sempre una soluzione praticabile, soprattutto quando la situazione geopolitica pone parecchie incognite.
Ma non è finita qui: si chiede un sostegno finanziario pluriennale “prevedibile” dell’UE per Ucraina, così da coprire spese di difesa e ricostruzione senza drammi annuali da “ce la farò o non ce la farò”. E logico anche che la tanto declamata linea di credito approvata dall’UE sia accolta con entusiasmo, peccato che la Commissione e il Consiglio abbiano gentilmente ignorato l’idea di usare i fondi provenienti da asset sovrani russi congelati. Ecco, su questo – insomma – c’è da lavorare ancora un po’.
Michael Gahler, relatore tedesco del Partito Popolare Europeo, ha deliziato con questo commento:
“Ucraina sta dimostrando che con determinazione e volontà può resistere all’aggressione, difendersi e allo stesso tempo incamminarsi verso l’adesione all’UE. Questo percorso porterà riforme profonde per il Paese e la società, rendendo Ucraina pronta a un futuro in una Unione Europea più forte.”
Infine, come ogni drama parlamentare che si rispetti, il rapporto passerà alla plenaria del Parlamento Europeo per un voto decisivo. Perché è chiaro che nulla di tutto questo possa andare avanti senza una conferma più ampia di tutta la compagnia di giro.



