Talay Riley, il Grammy che va a finire ucciso: la musica perde un talento e noi la pazienza

Talay Riley, il Grammy che va a finire ucciso: la musica perde un talento e noi la pazienza

Il mondo della musica si strugge piangendo la morte di Talay Riley, cantautore britannico insignito di un Grammy Award, più famoso per aver messo qualche parola o nota nelle canzoni di artisti del calibro di Usher, Nick Jonas e Dua Lipa. Il nostro eroe, che rispondeva al nome poco altisonante di Mark Orabiyi, è stato brutalmente accoltellato a morte il 5 giugno 2026 a Londra. Solo 35 anni. Una giovane promessa – o forse solo un nome tra tanti – è stata falciata da un gesto ignobile, e per l’ovvio piacere del pubblico la Metropolitan Police ha subito aperto un’indagine per omicidio.

Secondo la splendida opera di raccolta informazioni degli investigatori, i soccorritori sono stati chiamati di corsa e hanno trovato Mark in condizioni da far rabbrividire anche i più impassibili, nel giardino di una casa a Silvertown, quell’inimitabile angolo dell’East London che evidentemente non era abbastanza “carino” per proteggere un talento musicale. Malgrado l’intervento fulmineo e supereroico dei paramedici, il nostro amato autore non ce l’ha fatta.

L’ispettore capo Joanna Yorke, coordinatrice delle indagini, si è affrettata a offrire un commosso commento di circostanza:

«Si tratta di una tragedia e il mio pensiero va alla famiglia e ai cari di Mark».

Così toccante che viene voglia di applaudire all’efficienza delle forze dell’ordine che adesso, come se non fosse ovvio, implorano chiunque abbia visto qualcosa o abbia qualche immagine da telecamere di sorveglianza di farsi avanti, come se in Londra non ci fossero già abbastanza occhi fissi su ogni centimetro di suolo urbano.

La famiglia, in un gesto degno delle pagine più struggenti di un romanzo d’appendice, ha reso omaggio a Talay descrivendolo con l’immancabile carrellata di ruoli affettivi: «figlio, fratello, zio e amico amatissimo», portatore di «amore, luce e gioia» (niente di meno), e promettendo di custodire per sempre «il suo affetto, il suo spirito meraviglioso e il suo straordinario talento». Una dichiarazione così tenera e sentita che quasi dimentica il fatto che la morte violenta di un artista non è mai soltanto una banale voce di cronaca.

Anche il management non poteva esimersi dal sentirsi in dovere di onorare la memoria del cantautore, mettendo sul piatto non solo la sua carriera professionale (neanche fosse un monumento nazionale), ma soprattutto le sue “qualità umane”:

«Talay sarà ricordato per il suo incredibile talento come autore e artista pluripremiato. Chi lo ha conosciuto sentirà soprattutto la mancanza del suo umorismo, della sua generosità e della sua presenza unica».

Una carriera da copertina… o almeno da playlist

Nato nella capitale britannica il 10 luglio 1990, Mark Orabiyi aveva calcolato con astuzia una carriera tra songwriting e composizione degna di qualche applauso. Nel giro di pochi anni, tra il 2013 e il 2015, si era infilato a forza tra i nomi di prestigiosi album firmati da Usher, Nick Jonas, Iggy Azalea, Chris Brown e i Pentatonix.

Nel 2016 aveva pure barato un po’, mettendo mano in due progetti degni di nota: Britney Spears lo aveva fatto comparire con il pezzo “Clumsy” nell’album “Glory” e Dua Lipa aveva avuto la bontà di registrare “Last Dance”, uno dei pochissimi brani che le diedero un po’ di ossigeno commerciale agli inizi della sua (ormai trionfale) carriera.

Il vero grande momento di gloria per Talay arrivò nel 2017, quando riuscì a inserirsi nella produzione dell’album di H.E.R. con la canzone “Lights On”, che contribuì a far guadagnare un Grammy Award all’artista. Ah, la vita mondiale della musica…

Nel frattempo, oltre a fare il manovale delle hit, Riley aveva pure provato la gioia effimera di calcare le scene come cantante. Nel 2011 aveva toccato la vetta delle classifiche britanniche con il singolo “Make You Mine” e negli anni successivi aveva avuto la gioia di duettare o esibirsi insieme a nomi come Skepta, Usher e Trey Songz, conquistando qualche applauso nel panorama internazionale.

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