Stellantis promette 60 nuovi modelli e investimenti da 60 miliardi come se fosse la ricetta magica per il futuro – ambizione o solo un gigantesco spot?

Stellantis promette 60 nuovi modelli e investimenti da 60 miliardi come se fosse la ricetta magica per il futuro – ambizione o solo un gigantesco spot?

Auburn Hills. Sessanta miliardi di investimenti e sessanta nuovi modelli entro il 2030: non è il copione di un film di fantascienza, ma il miracolo che l’amministratore delegato Antonio Filosa ha deciso di imprimere a Stellantis. Per chi ancora nutrisse dubbi sulla svolta strategica, il piano “FaSTLAne2030” è stato presentato con tutto il fasto possibile nell’auditorium del quartier generale vicino a Detroit, segnalando a chiare lettere l’importanza vitale del Nord America per il futuro del colosso automobilistico. Nel frattempo, in Europa, la parola d’ordine è “riforma”: capacità produttiva, strutture dei marchi e transizione all’elettrico devono fare i conti con una realtà che, a detta di Filosa, necessita di un drastico restyling.

Il cuore del piano è una corsa sfrenata verso «crescita e redditività», grazie a un profondo restauro delle architetture del gruppo, dal lato tecnologico a quello degli investimenti geografici. Dei mitici 60 miliardi, il 60% sarà destinato a marchi e prodotti, mentre il restante 40% andrà a finanziare piattaforme globali, motori e tecnologie che, tenetevi forte, avranno nel l’intelligenza artificiale la loro linfa vitale. Insomma, nel futuro di Stellantis, l’AI sarà la bussola, la stella polare e probabilmente pure l’oracolo!

La strategia da sogno di Stellantis

Antonio Filosa non si nasconde dietro un dito e spiega senza mezzi termini: “FaSTLAne2030 è stato il frutto di mesi e mesi di lavoro maniacale in ogni angolo dell’azienda. Un piano che mette il cliente al centro – come se non fosse ovvio – e che promette di far muovere le persone con brand e modelli di cui si possano almeno fingere amore e affidabilità, alimentati da un mix speciale di punti di forza (che restano misteriosi, ma con un nome così bello chi vuole approfondire?).”

John Elkann, presidente di Stellantis, è altrettanto cauto e definisce il documento “ambizioso ma realistico”, il che suona un po’ come dire “abbiamo promesso il paradiso ma realistici siamo sul fatto che finirete in un traffico eterno.”

Secondo il piano, il gruppo lancerà più di 60 nuovi veicoli e aggiornerà altri 50 modelli, spaziando tra elettriche a batteria, ibride, plug-in, range extender e chissà quali altri acronimi per motorizzazioni “tradizionali” ma “ad alta efficienza” (leggasi: meno inquinanti, ma comunque sporchi). Qualche dettaglio iper-tecnologico: entro il 2030 metà della produzione globale avverrà su tre piattaforme mondiali, tra cui la rinomata “STLA One”. E per tenere i conti in ordine, il taglio dei costi annui previsto da Stellantis è di ben 6 miliardi entro il 2028, così da tornare a un flusso di cassa positivo già dal 2027. Insomma, chi ha detto che decine di miliardi di investimenti non si accompagnano a tagli ‘efficienti’?

In termini finanziari, la previsione è ambiziosetta ma senza dubbio educativa: i ricavi dovrebbero passare da 154 a 190 miliardi di euro entro il 2030, con un margine operativo del 7%. Questo dopo aver toccato il fondo nel 2025, quando gli “oneri straordinari” rischiano di far sembrare il bilancio più un romanzo horror. E come ha reagito il mercato a questa bomba? Con quel mix di entusiasmo e ottimismo che solo la Borsa sa esprimere: una perdita iniziale del 5% e una chiusura in calo del 2%. Insomma, applausi a scena aperta… o forse fischi sommessi.

Riorganizzazione interna: la danza dei marchi

L’ultimo capitolo della saga prevede una riorganizzazione degna di un reality show. I veri protagonisti, ovvero Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, insieme alla nuova unità Pro One, si accaparreranno il 70% delle risorse disponibili. Nel frattempo, gli altri partecipanti al ballo regionale, come Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo, dovranno accontentarsi di un ruolo da comprimari. E per DS e Lancia? Niente paura, saranno coccolate all’interno di Citroën e Fiat rispettivamente, come se fossero i figli prediletti assegnati alle varie famiglie.

Il colpo di grazia alla tranquillità degli appassionati arriverà con la “definizione completa della strategia di ciascun brand”, promessa per dicembre 2026. Un altro mese da segnare sul calendario, perché nulla dice “certezza” come continuare a rimandare le decisioni importanti.

Filosa tiene a sottolineare che “siamo in una posizione privilegiata per offrire valore, funzionalità e accessibilità”, aggiungendo con una punta di retorica da premio Oscar: “A questo si sommano i benefici dell’accelerazione e del potenziamento delle nostre partnership win-win”. Tradotto: ci sono accordi importanti – forse con Dongfeng e Jaguar – che ci faranno vincere la guerra commerciale anche se, ad oggi, su questo si sa poco o nulla.

Ah, le alleanze industriali: il nuovo mantra di Stellantis, che si immagina come il salvatore europeo dell’automobile moderna. Con la sua mossa da genio, il gruppo punta a condividere la capacità produttiva con Leapmotor negli impianti di Madrid e Saragozza. Tutto perfettamente in linea con l’altrettanto mitico “Made in Europe”, che ormai suona più come una filastrocca che una concreta strategia industriale.

Ma non finisce qui: con la Dongfeng Motor Corporation si apre un nuovo episodio della fantomatica joint venture cinese DPCA, pronta a sfornare modelli di Peugeot e Jeep per il mercato interno della Cina e per l’export – perché già sappiamo che nulla è più europeo di un’auto fatta a metà con pezzi e manodopera d’oltreoceano. E per non farsi mancare nulla, arriva anche una nuova joint venture europea, quella controllata al 51% da Stellantis, con un primo progetto nello stabilimento francese di Rennes.

Le collaborazioni si moltiplicano, da Tata Motors a Jaguar Land Rover, e per la tecnologia si stringono accordi con nomi altisonanti come Nvidia, Qualcomm, Uber e Catl. Tutto nasce per software, batterie, guida assistita e intelligenza artificiale: perché se non è innovazione almeno nella pubblicità, a cosa serve?

La Nuova Meraviglia: L’E-Car da 6000 Euro

Una vera rivoluzione sotto il sole europeo! Stellantis promette di lanciare la mitica E-Car, l’auto elettrica che tutti aspettavano, vanto del Vecchio Continente a un prezzo ridicolo: soli 6000 euro. Da far tremare di paura i produttori asiatici e americani, o almeno così dicono.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Sul versante europeo, il piano prevede una riduzione della capacità produttiva di oltre 800 mila unità, frutto di riconversioni “mirate” e “accordi” con partner esterni, insomma, quel classico modo di dire “chiudiamo un occhio sulle perdite.” L’obiettivo, il classico goal da stadio, è aumentare l’utilizzo degli impianti dal 60% all’80% entro il 2030. Il tutto senza toccare l’occupazione diretta nel settore manifatturiero, perché, si sa, la magia è dietro l’angolo.

In parallelo, la storia racconta che Stellantis volerà come un fulmine nello sviluppo dei nuovi prodotti, abbattendo il tempo di lancio dal magico 40 mesi – che già di per sé suona come un’eternità – a un conciso 24 mesi. Vuoi mettere la velocità! Se fosse vera, sarebbe da osannare.

Il Sacro Nord America: Il Vero Eldorado di Stellantis

Ma dove batte veramente il cuore pulsante della strategia del gran capo Filosa? Nel glorioso Nord America! Qui si riverserà il 60% dei favolosi 36 miliardi di euro previsti per marchi e prodotti. Sì, avete capito bene: più di un terzo dei soldi per inseguire mercati americani, dove si spera di crescere del 25% nel fatturato e raggiungere un margine operativo tra l’8 e il 10%.

Il piano è ambizioso – parola magica nell’industria automobilistica – con ben 23 lanci previsti nei prossimi cinque anni, tra nuovi modelli e restyling. Il “nostro” Filosa ci delizia con un’affermazione da brivido:

Filosa said:

“Il Nord America rappresenta la più grande opportunità di crescita per la nostra redditività. Abbiamo due obiettivi essenziali: espandere la copertura del mercato e abbassare i costi.”

Si punta a entrare in cinque nuovi segmenti, offrendo modelli e van più piccoli, passando da una copertura inferiore al 60% dell’attuale mercato nordamericano a circa il 90%. Fantastico, no? Ma la cosa più sorprendente è la proiezione: aumentare i volumi del 35% entro il 2030, arrivando a vendere ben 1,9 milioni di veicoli in quella regione.

Il Miracolo di Pomigliano: Auto Elettriche Made in Italy dal 2028

E per chiudere in gloria arriviamo al “pezzo forte” italiano, con lo stabilimento di Pomigliano protagonista. Dal 2028, promettono, si produrranno le E-Car rivoluzionarie, made in Italy, ovviamente per sfondare nei tanto amati e competitivi mercati più esteri che domestici.

Claudia Luise riferisce parole dolciastre direttamente dal ceo italiano con radici e signage americano che ci rassicura:

Il ceo said:

“Grazie alla disciplina sui costi, la crescita dei volumi si tradurrà automaticamente in aumento della redditività. La nostra direzione è chiara, il nostro viaggio è già iniziato.”

Già, partire con il piede giusto presentandosi agli investitori con tanta sicurezza non guasta mai. Il problema, forse, è ricordarsi che un piano è solo un insieme di belle parole fino a prova contraria. Ma nel frattempo, applaudiamo e aspettiamo che il “viaggio” finisca per trasformarsi in qualcosa di più concreto.

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