Che sorpresa, il crime continua a coccolare le nostre anime oscure con il suo inesorabile richiamo. E chi meglio di Stefano Nazzi, giornalista che ha trasformato la morbosa curiosità italiana in arte letteraria, poteva incarnare questa tendenza? Grazie all’esplosione dei podcast, ai teatri che ormai sembrano palcoscenici di processi mediatici e alla sfilza infinita di storie di crimine, lui è diventato un’autentica celebrità.
Il suo ultimo lavoro, Predatori. I serial killer che hanno segnato l’America, pubblicato da Mondadori, è il trionfo perfetto di questa ossessione tutta italiana per il nero più profondo. Per approfondire questo fenomeno, Federico Monga, vicedirettore vicario di La Stampa, ha deciso di concedergli una chiacchierata, perché in Italia non si può più parlare di cultura senza cadere nel gorgo dei delitti e dei misteri truculenti.
Ovviamente, lo scenario americano è la miniera d’oro per i mercanti della paura: serial killer che, più che personaggi, sembrano icone pop da merchandising, e un pubblico affamato che non smette mai di credere che il male sia un intrattenimento di prima classe. E Nazzi è lì, pronto a guidarci in questo tour tra orrori e ipocrisie, al passo con la mania globale del true crime.
La fascinazione del pubblico e la narrazione del male
Parliamoci chiaro: cos’è questa attrazione quasi morbosa per chi, per definizione, è semplicemente un mostro? Invece di condannare senza appello, ci fermiamo a incantarcene, guadagnando un posto in prima fila per spettacoli che ai tempi d’oggi sembrano più show che storie investigative. Qui entra in gioco la maestria di Stefano Nazzi, capace di trasformare i fatti di cronaca in intrattenimento letterario, facendo di ogni caso un racconto epico degno di un bestseller.
Non ci stupiamo più se un personaggio come Jeffrey Dahmer o John Wayne Gacy diventa quasi un’icona pop, uno che ha ispirato film, serie e persino merchandise bizzarro. Il vero crimine, paradossalmente, è trasformare l’orrore in una commodity. E indovinate un po’? Funziona a meraviglia.
Il ruolo del podcast e dello spettacolo teatrale
Se pensavate che l’arte teatrale fosse immune alle derive gialle, vi sbagliavate di grosso. Le rappresentazioni basate su casi reali, con tanto di dettagli macabri e ricostruzioni puntigliose, ormai sono il nuovo modo per mantenere alta l’attenzione di un pubblico che pretende sangue, suspense e un pizzico di voyeurismo. E il podcast? Oh, quello è diventato un fenomeno di massa, perché oggi basta premere “play” per essere catapultati nel cuore di un’indagine piena zeppa di colpi di scena. Non ci stupisce la parlantina fluida e ipnotica di Nazzi, che ha trovato proprio in questo mezzo la sua consacrazione definitiva.
Il lato comico? La gente che si promuove come esperta ormai è infinita: da salotti televisivi a corsi online, tutti sembrano nuovi Sherlock Holmes, ma con un tocco hollywoodiano. Insomma, la cultura del crimine ha messo tutte le carte in tavola per diventare una nuova forma di intrattenimento popolare.



