Alberto Stasi si è presentato al lavoro questa mattina a Milano, puntuale come un orologio svizzero, intorno alle nove. Con un’ironia più che scontata, si è rivolto ai cronisti appostati: «Vi sono passato davanti anche poco fa e non mi avete visto», scherzando come se fosse una star invisibile o, forse, semplicemente qualcuno da evitare. Ovviamente lo hanno riconosciuto non appena ha tolto il cappellino, il camuffamento dell’anno.
Per chi avesse dimenticato il suo nome, ricordiamo che Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, commesso nella pacifica e così poco turbolenta Garlasco. Ora, a quanto pare, la giustizia ha deciso che può tornare a farsi un giro in libertà, grazie alla sentenza del tribunale di Sorveglianza che gli ha concesso l’affidamento in prova. Un regalo inaspettato per chi attendeva che pagasse il prezzo pieno, ma che evidentemente trova spazio nella nostra raffinata legislazione penale.
Così, mentre la cronaca giudiziaria si prende una pausa, Stasi torna a respirare l’aria cittadina, probabilmente con la stessa tranquillità con cui chi, avendo a disposizione la prova, si reinserisce nel tessuto sociale come se nulla fosse accaduto. Uno spettacolo che si ripete spesso e volentieri, tra applausi e sussurri di chi la giustizia la osserva con occhi sempre più disillusi.



