Starmer a rischio dopo l’ingresso parlamentare di Burnham, l’uomo che vuole rubargli la poltrona

Starmer a rischio dopo l’ingresso parlamentare di Burnham, l’uomo che vuole rubargli la poltrona

Pickering ha detto:

“Non mi aspetto che Burnham rompe con lo schema attuale di prestito e debito, ma gli investitori potrebbero comunque richiedere un premio extra per il rischio inflazionistico. Mi aspetto quindi di vedere un certo incremento del premio inflazionistico, sia su titoli di stato a breve che a lungo termine.”

Per i non addetti ai lavori, ciò significa che i rendimenti dei cosiddetti “Gilts” britannici – quei titoli di stato che dovrebbero rappresentare il massimo della sicurezza – già godono di un “bonus” in termini di rendimento proprio a causa delle incertezze politiche che il Regno Unito ha collezionato negli ultimi anni come fossero figurine. E ora si profila l’eventualità di un confronto diretto tra un vecchio leone come Burnham e il primo ministro Starmer, che a lungo potrebbe paralizzare il mercato, incapace di decidere da che parte andare.

Al di là del testa a testa, la questione vera sembra essere chi occuperà il famoso numero 11 di Downing Street, la tanto agognata residenza del cancelliere dello Scacchiere, il ministro delle finanze britannico. Perché, diciamocelo, non è tanto il Primo Ministro a preoccupare i mercati quanto proprio chi maneggia i cordoni della borsa. Un cambio di guardia lì potrebbe rivoluzionare – o almeno provare a confondere – le politiche economiche in maniera sostanziale.

Pickering ha ulteriormente sottolineato:

“L’incertezza non riguarda tanto cosa succede al numero 10, ma cosa accadrà alla porta accanto, al numero 11.”

Insomma, se la politica britannica fosse un torneo di poker, staremmo per assistere all’ennesimo bluff tra vecchie glorie e nuovi pretendenti, con gli spettatori del mercato finanziario pronti a scommettere – con la solita dose di ironia – su chi saprà tirare fuori dal cilindro la mossa decisiva. O sul fatto che semplicemente continueranno a far finta di giocare, mentre tutto rimarrà esattamente com’è.

Il panorama politico britannico si arricchisce di un nuovo capitolo, incredibilmente prevedibile ma comunque degno di nota: Andy Burnham, l’ex sindaco di Greater Manchester e noto esponente di sinistra del Partito Laburista, ha trionfato in una elezione suppletiva nella circoscrizione di Makerfield, nel nord-ovest dell’Inghilterra. Con quasi il 55% dei voti e un distacco superiore ai 9.000 voti rispetto al candidato di Reform UK, Burnham si prepara a dare filo da torcere a Keir Starmer, il primo ministro e leader del partito. Forse la notizia più sorprendente è il fatto che la vittoria – evidentemente roba da poco per chi ambisce alla guida del Regno Unito – gli consente di sfidare ufficialmente Starmer già dalla prossima settimana, dopo il giuramento come membro del Parlamento.

Non aspettatevi un semplice salto sulla poltrona di Westminster. No, per il nostro caro Burnham Makerfield è qualcosa di più di un semplice “passo intermedio”: è una “pietra di paragone”, magari trincerata nell’entusiasmo di chi promette di riportare le “comunità dimenticate” al centro della politica. Non esattamente un messaggio nuovo, ma certamente artificio raffinato, soprattutto quando lo accompagna alla promessa di una “nuova politica” fondata su “unità e speranza”. Quel che resta da vedere è se l’unità in questione includerà anche i mercati finanziari o se, come al solito, degenererà in una gara a chi urla più forte contro il “paradigma americano di politica oscura e divisa”.

Andy Burnham ha dichiarato:

“Questa vittoria è un’opportunità per costruire una nuova politica basata su unità e speranza, un modo per allontanarci dalla strada che ci conduce verso una politica divisa e oscura come quella che vediamo negli Stati Uniti. Dobbiamo rimettere il paese sulla giusta via.”

Scandagliando le implicazioni economiche

Ovviamente, l’entusiasmo va calibrato bene con un po’ di realismo spietato che fa tanto bene in tempi turbolenti. Kallum Pickering, economista capo di una società di consulenza finanziaria, non perde tempo e ci ricorda che sarà interessante, anzi cruciale, vedere se un’eventuale governo guidato da Burnham rispetterà le regole fiscali attualmente in vigore nel Labour e, soprattutto, se il suo programma politico rischierà di alimentare ulteriori pressioni inflazionistiche. Sì, perché Burnham ha recentemente fatto un passo indietro rispetto a un’uscita poco elegantemente anti-mercati, in cui aveva definito il Regno Unito “in debito con i mercati obbligazionari”. D’altronde, chi non ha un debole per i mercati quando si tratta di politica nazionale?

Pickering ha detto:

“Non mi aspetto che Burnham rompe con lo schema attuale di prestito e debito, ma gli investitori potrebbero comunque richiedere un premio extra per il rischio inflazionistico. Mi aspetto quindi di vedere un certo incremento del premio inflazionistico, sia su titoli di stato a breve che a lungo termine.”

Per i non addetti ai lavori, ciò significa che i rendimenti dei cosiddetti “Gilts” britannici – quei titoli di stato che dovrebbero rappresentare il massimo della sicurezza – già godono di un “bonus” in termini di rendimento proprio a causa delle incertezze politiche che il Regno Unito ha collezionato negli ultimi anni come fossero figurine. E ora si profila l’eventualità di un confronto diretto tra un vecchio leone come Burnham e il primo ministro Starmer, che a lungo potrebbe paralizzare il mercato, incapace di decidere da che parte andare.

Al di là del testa a testa, la questione vera sembra essere chi occuperà il famoso numero 11 di Downing Street, la tanto agognata residenza del cancelliere dello Scacchiere, il ministro delle finanze britannico. Perché, diciamocelo, non è tanto il Primo Ministro a preoccupare i mercati quanto proprio chi maneggia i cordoni della borsa. Un cambio di guardia lì potrebbe rivoluzionare – o almeno provare a confondere – le politiche economiche in maniera sostanziale.

Pickering ha ulteriormente sottolineato:

“L’incertezza non riguarda tanto cosa succede al numero 10, ma cosa accadrà alla porta accanto, al numero 11.”

Insomma, se la politica britannica fosse un torneo di poker, staremmo per assistere all’ennesimo bluff tra vecchie glorie e nuovi pretendenti, con gli spettatori del mercato finanziario pronti a scommettere – con la solita dose di ironia – su chi saprà tirare fuori dal cilindro la mossa decisiva. O sul fatto che semplicemente continueranno a far finta di giocare, mentre tutto rimarrà esattamente com’è.

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