Immaginate la scena: in un giorno qualsiasi, nel sacro e solenne tempio della democrazia norvegese, i parlamentari decidono di sospendere le loro nobili discussioni per esibirsi nel glorioso «Viking Row», un’ode remante degna di un kolossal scandinavo. Guidati dal carismatico presidente Masud Gharahkhani, i rappresentanti del popolo si sono messi a oscillare e remare in perfetta sincronia, sedimentando la loro reputazione di atleti improvvisati più che di legislatori impegnati.
Naturalmente, tutto ciò per incitare la nazionale di calcio durante i Mondiali, perché nulla dice “governo serio” come interrompere le sedute per un esercizio di team-building virale. Il rituale si è concluso con un coro di incitamento che avrebbe fatto invidia a qualsiasi tifoseria organizzata, trasformando così l’aula parlamentare in una specie di stadio fai-da-te. Una mossa geniale per dimostrare che il calcio può davvero unire – almeno finché non deve discutere il bilancio dello Stato.
Questa mostra di entusiasmo e teatralità ha coinciso con la vittoria della Norvegia, che ha spazzato via l’Iraq con un roboante 4-1. Merito, come sempre, del mago del gol Erling Haaland, autore di una doppietta che ha confermato il suo status di leggenda vivente. Ah, la gioia epica di un bombardiere che trascina la nazionale assicurando al Parlamento un motivo per abbandonare i dibattiti più noiosi.
Ora il sipario si alza sul prossimo capitolo: la sfida con il Senegal, che invece si è fatto fregare dalla Francia con un inequivocabile 3-1. Se il Parlamento norvegese non si appassiona alla tattica di squadra in aula, non si capisce poi cosa lo intrighi così tanto da interrompere il proprio lavoro istituzionale.
Il Parlamento che si crede una tifoseria
Ah, la splendida ironia di vedere i deputati norvegesi trasformarsi alla bisogna in cheerleader ufficiali della nazionale. Il momento in aula non è stato certo un caso isolato, ma la sublimazione di quella politica spassosa e folkloristica che si firma dei selfie, salta sui social e presta più attenzione al botta e risposta mediatico che a leggi e riforme.
Tra una remata e l’altra, tra un coro e un decibel più alto, ci si chiede: ma se fossero altre le priorità – come magari il salario minimo o la sostenibilità ambientale – i nostri eroi con la maglia di parlamentari saprebbero anche solo rimanere fermi e concentrati? Forse no, visto che tanto sospendono il dibattito per una remata collettiva degna del miglior film drammatico.
Il bizzarro «Viking Row» più che un gesto di patriottismo, sembra la chiara dichiarazione che per certi rappresentanti, l’importante è mostrarsi, mettersi in scena, e magari guadagnarsi qualche like in più. In fondo, cosa c’è di più serio di remare in aula pensando a un gol mentre il Paese aspetta leggi e decisioni? Sicuramente un bel siparietto in salsa nordica.



