La ricostruzione del “grande evento” è ancora sotto la lente (si farà di tutto per non chiamarlo “incidente”): Edoardo, residente a Mandello del Lario, non passeggiava felicemente, ma spingeva a mano la sua moto in panne. Un classico. E mentre lui compiva questa impresa eroica ma sfortunata, un veicolo guidato da un impavido quarantaquattrenne decide di scrivere la sua storia… investendolo senza dar segno di rallentare o cambiare traiettoria.
Il finale della storia è purtroppo quello che ci si poteva aspettare: sul posto arrivano i supereroi moderni, alias ambulanza della Croce San Nicolò di Lecco, automedica, vigili del fuoco e polizia stradale. Qualcuno prova a fare il miracolo, ma la realtà è spietata: per il ragazzo non c’è nulla da fare, il corpo non ce la fa a reggere l’impatto terribile.
Non si salva neanche il conducente del veicolo, vittima dello shock, trasportato presso l’ospedale Manzoni di Lecco in codice verde, rigorosamente prima delle quattro del mattino. Evidentemente la direzione ospedale notturno d’emergenza è molto ambita.
I vigili del fuoco, veri custodi dell’ordine post-disastro, mettono in sicurezza i veicoli colpiti mentre la polizia stradale di Lecco, con i suoi strumenti da detective, procede a raccontare ai posteri la dinamica precisa di questo episodio tristemente prevedibile. Già, perché quella statale 36, soprattutto in quel tratto, è nota per essere teatro meno glorioso di incidenti gravi, quasi una specie di luogo di incontro per le tragedie stradali.
Il teatrino dell’inevitabile
Nessuno può sfuggire alla trappola del destino e nemmeno alla scarsa manutenzione o alla mancanza di accorgimenti efficaci sulla statale più nota per i suoi… ospiti fissi: incidenti. Ma certo, è più comodo dire “semplice sfortuna” piuttosto che ammettere che spingere una moto in panne su una statale a scorrimento veloce sia una brillantissima idea.
Quindi, giovane Edoardo, ti ringraziamo per l’esempio: guida la tua moto con la prudenza che il sistema vi abilita, e nel frattempo, se proprio si inceppa, prova a levartela dall’autostrada. Perché l’eroismo notturno, si sa, non paga mai abbastanza.



