Montagna killer: due giovani alpinisti fanno un volo da 100 metri sul Pasubio e il finale è tragico, che sorpresa

Montagna killer: due giovani alpinisti fanno un volo da 100 metri sul Pasubio e il finale è tragico, che sorpresa
Monte Pasubio, zona nota per l’alta difficoltà, ma evidentemente non abbastanza per scoraggiare il coraggio (o la sfida all’incompetenza). Parliamo di due giovani, un ragazzo di 26 anni e una ragazza di 25, che hanno deciso di fare un tuffo… di quasi 100 metri, precipitando e conscendendo al più triste degli esiti.

L’incidente è avvenuto poco prima delle 12, nella temibile zona dello Sojo d’Uderle, un angolo del Pasubio che scherza poco con i tratti esposti e impegnativi. Nella migliore delle ipotesi, un posto per chi ama rischiare la vita, nella peggiore, un microcosmo di disavventure annunciate.

L’allarme è stato lanciato solo poco dopo il fatto, probabilmente quando qualcuno ha realizzato che i due giovani non si sarebbero più alzati in piedi da soli. E così è stato. All’arrivo dei soccorritori non c’era più niente da fare, se non constatare il fallimento di una giornata che avrebbe dovuto essere di svago e invece si è trasformata in tragedia.

Da notare come il contesto non aiutasse mica: condizioni meteo difficili, con nebbia fitta a fare da cornice a questa amara vicenda. Una vera ciliegina sulla torta di sventura.

Sul posto è intervenuto l’elicottero di Trento, con tutta la solita e affannosa efficienza necessaria a recuperare – con estrema cautela – un terzo alpinista, miracolosamente ancora in corda e incastrato sulla parete, probabilmente l’unico fortunato di questa combriccola avventurosa.

Quando il rischio è un dettaglio trascurabile

Non è certo una novità che il Pasubio, riconosciuto per i suoi sentieri spesso insidiosi, non sia meta adatta ai deboli di cuore o ai distratti. Ed è curioso come, nonostante questa fama, continuino a farsi male – o purtroppo peggio – escursionisti che evidentemente scelgono di ignorare la realtà: il rischio vero è sempre dietro l’angolo.

Ma inutile prendersela con chi ha deciso di sfidare la sorte; da una società che venera l’“esperienza estrema” come fanalino di coda della propria autostima è difficile pretendere prudenza, senso del limite o qualsivoglia forma di buon senso.

Il risultato, come sempre, è che comunque a pagare il prezzo più alto sono i corpi, rimasti impigliati nelle trappole di una montagna tanto bella quanto spietata.