Che sorpresa: SoftBank ha deciso di versare altri 450 milioni di dollari in un’azienda di chip, perché evidentemente avere le montagne di cash non comporta altre responsabilità, se non quella di buttare soldi a pioggia nel mondo dell’AI come se fosse un gioco da ricchi annoiati.
La fortunata in questione è Graphcore, una società britannica specializzata nello sviluppo di chip e sistemi per l’intelligenza artificiale, che nel glorioso 2024 è stata “felicemente” acquisita proprio dal gigante giapponese degli investimenti. Il 10 aprile, secondo gli archivi di Companies House, Graphcore ha emesso una singola azione dal valore esorbitante di 457 milioni di dollari. E indovinate un po’? Quel capitale non è mica arrivato da Marte, ma direttamente dalle tasche di SoftBank.
Sì, avete capito bene: una singola azione. Significa che un solo titolo vale quanto un intero progetto AI di molte altre aziende. La sobrietà non è proprio il punto forte di questa storia.
Al momento dell’acquisto, SoftBank aveva fiutato il business dichiarando trionfalmente che Graphcore avrebbe collaborato con loro per sviluppare l’“intelligenza artificiale generale” (o AGI, per i cultori del linguaggio robo-savant). Per chi non lo sapesse, l’AGI è quel miraggio futuristico in cui l’AI supera o almeno eguaglia l’intelligenza umana. Finora però, l’umanità tiene ancora botta.
Secondo una fonte “riservata” – perché pare che in queste casate del denaro sia vietato parlare senza permesso – questo nuovo flusso di denaro sarebbe solo una parte dei miliardi che SoftBank ha promesso a Graphcore per quest’anno. Insomma, se pensavate che la festa fosse finita, rilassatevi: ne vedremo delle belle.
L’ossessione “AI” di SoftBank: una storia infinita di soldi
Negli ultimi anni, SoftBank ha letteralmente riversato decine di miliardi di dollari nell’universo AI. Parliamo di investimenti multimiliardari che vanno da una quota significativa in OpenAI fino a impegni mastodontici su infrastrutture hardware. Una strategia che, a guardar bene, sembra più un disperato tentativo di non perdere il treno tecnologico – o almeno di far finta di non perderlo.
Ricordate Graphcore qualche anno fa? All’inizio era venduta come il rivale super aggressivo di Nvidia. Peccato però che, nonostante centinaia di milioni raccolti, non è mai riuscita veramente a conquistare il mercato. Probabilmente i chip non erano abbastanza “cool” o magari semplicemente meno efficienti, ma SoftBank, con il suo stile da mecenate miliardario, ha pensato bene di entrare in scena e regalare una nuova chance al festeggiato.
Dopo l’acquisizione, l’azienda ha “ufficialmente” annunciato una serie di investimenti nelle infrastrutture AI, incluso il progetto fantasmagorico da 500 miliardi di dollari chiamato Stargate, in partnership con OpenAI e Oracle. Nel frattempo, si vocifera che SoftBank voglia creare e quotare in borsa, negli Stati Uniti, una società dedicata esclusivamente a AI e robotica, forse già quest’anno. E non finisce qui: circolano chiacchiere su un mega data center AI in Francia, come se il pianeta non ne avesse già abbastanza.
Basti pensare che il fondatore e CEO di SoftBank, Masayoshi Son, considera Graphcore niente meno che
“un’azienda con una esperienza profonda nel design di chip, che rafforza la leadership di Arm nel campo dei semiconduttori”. Eh sì, perché proprio SoftBank, nel 2016, si è portata a casa la maggioranza di Arm, poi quotata al Nasdaq nel 2023, oltre ad aver comprato pure Ampere Computing nel 2025, altro gioiellino del design dei circuiti integrati.
Che lungimiranza! O forse solo una strategia per mettere tutte le uova tecnologiche nello stesso paniere, sperando che a qualcuno scappi un miracolo.
Il grande salto dell’India e l’espansione globale
Non manca l’ultimo colpo da maestro: Graphcore ha annunciato un investimento fino a 1 miliardo di sterline per inaugurare un mega campus AI a Bengaluru, in India, la capitale indiscussa del tech asiatico. Grande entusiasmo e promessa di centinaia di assunzioni in AI, silicio, software e ingegneria di sistemi. Nel frattempo, il mondo aspetta di vedere se questa scommessa “asiatica” darà più frutti di quelle europee.
Insomma, tra miliardi che vanno e vengono, annunci faraonici e strategie da film di fantascienza, più che un investimento, SoftBank sembra un casinò ambulante che punta tutto sull’AI, sperando nel jackpot della prossima rivoluzione digitale. O almeno in un buon siparietto per chi ama guardare i soldi bruciare in diretta.



