Slovacchia sotto torchio: eurodeputati incalzano per salvare valori Ue e bilancio da un disastro annunciato

Slovacchia sotto torchio: eurodeputati incalzano per salvare valori Ue e bilancio da un disastro annunciato

Con una risoluzione adottata mercoledì con 347 voti a favore, 165 contrari e 25 astensioni, i deputati del Parlamento Europeo hanno sollevato un allarme che sarebbe quasi comico, se non fosse tragico: il rispetto per la democrazia, lo stato di diritto e i diritti fondamentali in Slovacchia sta precipitando a velocità supersonica. Sì, proprio così, mentre qualcuno si agita per la tutela finanziaria dell’UE, qui si rischia davvero un disastro a tutto campo. Secondo i nostri eroi di Bruxelles, ci sono “deficienze sistemiche” capaci di minacciare la protezione degli interessi economici europei. Roba da manuale della democrazia liquefatta.

I MEP, nella loro infinita saggezza, chiedono alla Commissione di valutare se esista un “rischio chiaro e concreto” di una grave violazione dei valori dell’UE da parte di Slovacchia e, naturalmente, di attivare tutte le misure preventive e coercitive a disposizione per difendere questi stessi valori e, udite udite, il budget comunitario. Altri strumenti? Procedimenti d’infrazione e il meccanismo di condizionalità legato allo stato di diritto: roba da far tremare le vene ai polsi al povero governo slovacco.

Le riforme governative e la gestione dei fondi UE

Cosa ha spinto tanta indignazione? Cambiamenti nel codice penale – più permissivi riguardo alla corruzione e la chiusura di enti specializzati nel combatterla – che sembrano passare sotto il radar, mentre ex investigatori anti-corruzione si lamentano di essere perseguitati. Non basta, le modifiche costituzionali limitano diritti fondamentali e mettono in discussione la supremazia del diritto europeo, mica male. Aggiungiamo un governo che cerca di abolire l’ufficio per la protezione dei whistleblower e voilà, la ricetta perfetta per un sistema giuridico all’occorrenza gimcana.

I deputati invocano a gran voce un rafforzamento dell’indipendenza della magistratura slovacca e l’implementazione delle raccomandazioni anti-corruzione della Commissione Europea e del Consiglio d’Europa. Sotto accusa anche la meccanica di funzionamento dell’agenzia agricola nazionale e la presunta sfilata di fondi UE destinati allo sviluppo rurale e al turismo, che invece finiscono in costruzioni o ristrutturazioni di ville di lusso. Insomma, gli aiuti europei sarebbero più utili a qualche collezionista di piscine private che alle campagne slovacche.

Libertà dei media e diritti delle minoranze

La risoluzione mostra un allarme non da poco sulla libertà e pluralismo dei media, evidentemente in declino, e sulla politica che manovra dai retroscena i media pubblici come burattini. Bellissimo festival della libertà di stampa, in pieno stile post-verità.

Ma non è finita: la pressione su società civile è tale da richiedere un intervento a chiunque abbia ancora voglia di denunciarlo. Particolarmente “apprezzato” è il richiamo a prevenire e combattere la violenza contro le donne e a garantire l’accesso ai diritti sessuali e riproduttivi, incluso un aborto sicuro e legale, proprio nel cuore dell’Europa fortunatamente sempre più “progressista”.

Non mancano le critiche all’inefficace tutela dei diritti delle persone LGBTIQ+ e della minoranza rom, con un buffetto sulla maladattata gestione dei fondi UE destinati a queste comunità. Si sottolinea anche lo storpio ritorno di una “confisca retroattiva” di proprietà basata su una presunta colpevolezza collettiva di cittadini europei appartenenti a minoranze varie, con un occhio particolare agli ungheresi della Slovacchia. Inevitabile la richiesta di sospendere tali confische, fatte con la premura che solo un decreto post-bellico può garantire.

Per concludere il catalogo delle delizie, la necessità di assicurare ai cittadini slovacchi residenti all’estero un accesso non discriminato al voto, specie in un contesto dove il governo tentenna più che mai sull’accesso al voto per corrispondenza. Fortuna che tanto il diritto al voto è uno scherzo, no?

Un quadro di allarmante coerenza

Dopo sopralluoghi sul terreno che evidentemente hanno fatto sobbalzare i deputati, ecco che torna tutto nella versione ufficiale: in Slovacchia si agitano fantasmi negletti di valori europei e sperperi di denaro comunitario. La conferma arriva in una risoluzione del 2025 e, per i più distratti, nel 2026 il Parlamento chiede l’attivazione del famigerato meccanismo di condizionalità dello stato di diritto, ingranaggio indispensabile per rimettere in riga chi osa osare troppo.

Se questo non è il trionfo della democrazia sovranazionale in azione, difficile dire cosa lo sia. Un mix perfetto di burocrazia, indignazione selettiva e la solita pantomima post-democratica all’ombra dei fondi europei. Chissà cosa direbbero gli slovacchi se potessero guardare questo spettacolo dall’esterno. Ma tanto, cosa cambia per loro? La democrazia è un optional, il bilancio UE è sacro, e le parole sono solo parole.

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