La scuola italiana si tuffa imperterrita nelle settimane più critiche dell’anno scolastico, inevitabilmente accompagnata da un carico di disagi che fa sembrare un picnic una crociera nel Mediterraneo. Le lezioni potrebbero infatti ridursi come per magia, i servizi rallentare e un bel po’ di attività finire sospese, tutto grazie a uno sciopero generale sferrato da Usb. Una manifestazione così ben sincronizzata da coinvolgere pure trasporti, sanità e pubblica amministrazione, come se non bastasse già il caos a regime. Ovviamente, non si limita al solo 27 marzo: dal 22 maggio al 21 giugno, negli istituti tecnici, scatta una nuova mobilitazione contro la tanto amata riforma della filiera tecnologico-professionale, giusto per mantenere alta la tensione.
Potremmo definire questo doppio sciopero un capolavoro di tempismo, dato che coincide con il periodo in cui i docenti dovrebbero chiudere programmi e scrutini – mica fotocopie inutili, si parla di voti e futuro. Gli studenti, nel frattempo, cercano disperatamente di mettere una pezza alle insufficienze con interrogazioni buffonesche, mentre genitori e insegnanti si scambiano sorrisi (o forse solo borbottii) durante gli ultimi consigli di classe. Per i maturandi, poi, è l’allegra rincorsa verso l’esame di Stato, la corsa a ostacoli più temuta, senza però dimenticare il trionfo organizzativo delle segreterie, che, tra una cancellazione e l’altra, cercano freneticamente di chiudere pratiche e adempimenti. Il tutto con la grazia di un elefante in un negozio di cristalli.
Per rendere la festa ancora più completa, giusto il 18 maggio si avrà l’ennesimo sciopero generale che bloccherà treni e autobus. Disagi previsti pure per scuola e sanità, perché ovviamente non potevano mancare. Docenti e personale Ata, con la loro solita puntualità, fanno sentire la propria voce. L’impatto? Variabile, perché quanto più si sciopera, tanto più caos si crea – semplice e lineare. E perché fermarsi lì? Da venerdì in poi, una lunga mobilitazione prenderà piede negli istituti tecnici, gentilmente sponsorizzata da Flc-Cgil e Unicobas Scuola e Università, con un menù ricco di salati salari, sfiducia nelle condizioni di lavoro e un’amarissima contestazione della riforma tecnologico-professionale tanto cara al ministro Giuseppe Valditara.
Ah, la protesta dell’Usb di oggi non è solo una questione di buste paga o orari: dietro la loro adesione alla “Global Sumud Flotilla” si cela un appello che abbraccia motivazioni di respiro internazionale come “guerra”, “genocidio in Palestina”, “corsa al riarmo” e, naturalmente, l’immancabile “attacco al diritto internazionale” e il “restringimento degli spazi democratici”. Una raccolta completi di temi, quasi una lista della spesa per agitare gli animi più idealisti. Non poteva mancare una puntuta reazione politica: Matteo Salvini, da par suo, ha sparato a zero, commentando che “lo sciopero è un diritto, ma l’eccesso di utilizzo lo svilisce”. Per non farsi mancare nulla, si è concesso pure la domanda retorica su “quanto aiutino i bambini di Gaza le assenze dal lavoro”. Ironia fina, davvero.
Però, non illudetevi: questo è solo il primo tempo di un finale di stagione scolastica già complicatissimo. Da qui a un mese, infatti, gli istituti tecnici vedranno uno sciopero sulle prestazioni aggiuntive, un nuovo livello di protesta: niente sciopero tradizionale a giornata intera, ma un blocco di tutte le attività extra orario, quelle che di solito si pensano “marginali” ma che, si sa, fanno un’enorme differenza. La candidatura a stop riguarderà docenti e personale con incarichi e funzioni di staff, coordinamento, attività pomeridiane, riunioni finemente organizzate e ogni iniziativa legata alla gloriosa filiera tecnologico-professionale imposta dal ministro. La colpa? La solita: “il nuovo modello aumenta il carico burocratico e organizzativo, senza risorse adeguate e senza alcun confronto serio con chi lavora davvero nei corridoi della scuola”.
Un calendario fatto apposta per complicare le cose
Se il lunedì mattina vi sembra il momento ideale per rivoluzionare l’organizzazione di una famiglia, congratulazioni: siete nel 2026, dove il calendario scolastico sembra un gioco sadico. Tra circolari che arrivano dal nulla, orari ballerini e comunicazioni improvvise, le famiglie sono obbligate a improvvisare una danza dell’equilibrio quotidiano. Molti istituti scolastici hanno preventivamente avvisato che si potrebbero avere riduzioni d’orario, sospensioni delle attività pomeridiane, disagi nei servizi amministrativi e nella sorveglianza – perché lo stress non è mai troppo. Qualcuno si è anche preoccupato di fare il minimo sindacale: invitare i genitori a non lasciare i figli più piccoli all’ingresso senza prima assicurarsi che le lezioni “regolarmente” si svolgano. Una rassicurazione che, diciamolo, suona come un piccolo miracolo di logistica.



