Chi diavolo era Samuele Nava e perché ci interessa che sia morto a Valmadrera?

Chi diavolo era Samuele Nava e perché ci interessa che sia morto a Valmadrera?

Il mondo dell’atletica italiana deve piangere un’altra giovane promessa spezzata troppo presto: Samuele Nava, appena 28 anni, ha perso la vita in un incidente motociclistico nella notte a Valmadrera, nella provincia di Lecco. Un destino crudele per un talento che sembrava avere tutto per brillare sulle piste e sui sentieri.

Chi era davvero Samuele Nava? Per chi non mastica di cronache sportive, era uno di quei ragazzi che sembrava destinato a raccogliere medaglie e gloria nel mondo dell’atletica in montagna. Nato e cresciuto nella Atletica Erba, poi passato all’Atletica Lecco Colombo Costruzioni, nel 2013 da cadetto se ne andò in giro con ben tre titoli italiani conquistati sui 2.000 metri in pista, oltre a quelli nella corsa campestre e in montagna, per non farsi mancare niente.

Con la maglia azzurra invece mise in bacheca addirittura un bronzo individuale e un oro a squadre nell’International Youth Cup del 2014. Come se non bastasse, aggiunse un altro oro societario in Bulgaria nel 2015 e un argento a squadre juniores agli europei 2016, sempre sul versante delle corse in montagna. Una carriera che l’avrebbe dovuto portare lontano, ma evidentemente il fato ha deciso di scherzare davvero male.

Il ricordo ufficiale della FIDAL

Inutile dire che il presidente della FIDAL, Stefano Mei, insieme a tutto il consiglio federale e alla comunità sportiva, ha espresso la “profonda vicinanza” alla famiglia. Tradotto: una delle solite lodi di circostanza che si sprecano davanti a tragedie che evidentemente non si riescono a prevenire.

Nel loro messaggio di cordoglio, si ricorda la tripletta del 2013, un “ragazzo che ha saputo indossare con passione la maglia azzurra, rubricando medaglie con una dedizione encomiabile”. Già, perché oltre al bronzo individuale e all’oro a squadre nell’International Youth Cup ci sono anche i prestigiosi successi in Bulgaria e agli europei che ora suonano quasi come parole scritte solo per rispettare un protocollo.

L’addio formale e il raduno del dolore

Anche la società sportiva Atletica Lecco, quella che aveva accompagnato Samuele negli ultimi anni, ha pubblicato un messaggio di cordoglio, coinvolgendo chiunque nella comunità sportiva lecchese a “stringersi intorno alla famiglia” in un “momento di immenso dolore”.

Come se il dolore potesse essere quantificato, o addirittura placato da una frase fatta su Facebook destinata a essere rapidamente dimenticata fino al prossimo lutto giovanile. La realtà è che non c’è alcun antidoto per la morte di uno dei pochi esempi di passione, impegno e determinazione che ancora sopravvivono nel mondo atletico.

La dinamica dell’incidente: nessun altro coinvolto, il destino crudele

L’incidente è avvenuto in via Como, lungo l’ex Statale 36 — un luogo non proprio sicuro se consideriamo il risultato finale. A quanto pare, Samuele avrebbe perso il controllo della sua motocicletta, finendo rovinosamente a terra senza che nessun altro veicolo fosse coinvolto. Nessuna distrazione o colpo di scena ulteriori, solo un destino beffardo e solitario.

L’allarme è scattato poco prima dell’una del mattino ed è arrivato il pronto intervento della Croce Rossa di Valmadrera e l’automedica. Ma quando la realtà si mette di mezzo, nemmeno la miglior assistenza riesce a fare miracoli: le lesioni riportate si sono rivelate troppo gravi e non c’è stato nulla da fare.

Così, in un attimo, il mondo dell’atletica perde una delle sue giovani stelle, lasciandoci con i soliti messaggi di cordoglio e con la spiacevole consapevolezza che la responsabilità o la prevenzione rimangono argomenti per gli altri. Da parte nostra, non possiamo che constatare l’ennesima assurdità tragica che spezza una vita che avrebbe meritato un palcoscenico ben diverso.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!