Salute cardiovascolare: europarlamentari scoprono che prevenire è meglio che curare e chiedono alla Ue di fare qualcosa

Salute cardiovascolare: europarlamentari scoprono che prevenire è meglio che curare e chiedono alla Ue di fare qualcosa

Che gioia constatare come, ancora una volta, la mitica Unione Europea si cimenta nell’arduo compito di mettere una toppa sulle disastrose conseguenze delle malattie cardiovascolari, anziché affrontare le cause in modo efficace e deciso. Il rapporto che segue il controverso “Safe Hearts Plan” è l’ennesimo manuale di buone intenzioni: si propone di coordinare le strategie di prevenzione delle malattie cardiovascolari e delle loro sorelline problematiche, tra cui diabete, ipertensione, cancro, insufficienza renale cronica, obesità e compagnia bella di altre malattie non trasmissibili.

Il pezzo forte? Affrontare i cosiddetti “fattori di rischio” in modo molto serio e, soprattutto, “regolamentare” ogni aspetto legato a tabacco, nicotina e dispositivi per fumatori, aggiornando la celeberrima Direttiva sui Prodotti del Tabacco per includere anche le nuove e scintillanti “novità” del settore. Pare che anche la pubblicità sui social media debba finalmente essere “coperta” dalla Direttiva su Pubblicità e Sponsorizzazioni del Tabacco. Bravo, finalmente qualcuno pensa a bloccare l’invasione pubblicitaria che convince i più giovani a inalare ogni genere di schifezza.

Non solo fumare fa male, ma a qualcuno è venuto il coraggio di ammettere che l’alcol, consumato oltre certi livelli “scientificamente raccomandati”, è un altro terribile nemico da combattere. La solita raccomandazione: campagne di educazione e informazione per abbracciare un modello di vita più sano, magari evitando di trasformare le società in giganteschi bar.

Ovviamente non potevano mancare le lodi alle diete sane e bilanciate, con lo spot alla dieta mediterranea e nordica, o alle patetiche alternative basate su prodotti biologici o alimenti a base vegetale, perché il buon senso non basta mai. Ah, e preparatevi a rivoluzionare le etichette alimentari con qualche “miglioria” per farci capire quanto una bevanda energetica o un cibo ultraprocessato sia un vero flagello per il nostro organismo.

Screening, cure e “equità”

Nel solito stile paternalista, i nostri amati eurodeputati vorrebbero introdurre controlli sani e robusti per il cuore, specialmente per chi ha almeno un fattore di rischio o una storia familiare di queste maledette malattie. Non si scherza: bisogna scovare il problema prima che diventi un dramma, e per questo i controlli devono essere tempestivi e, diciamo la parola magica, “accessibili”. Tradotto: non lasciamo che i più poveri si ammalino due volte perché non hanno i soldi neanche per una visita.

Ma attente, perché non basta assicurare cure “di qualità” e “abbordabili”, occorre anche smascherare e abbattere le disuguaglianze sociali che ci piovono addosso come grandine: reddito, lavoro, casa, età, accesso ai servizi sanitari e anche, come nei migliori drammi sociali, l’esposizione all’ambiente. Ovviamente, tutto questo viene accompagnato dalla solita solfa in favore della diffusione e obbligatorietà della formazione al massaggio cardiopolmonare (CPR) nelle scuole e nei luoghi di lavoro, perché un popolo che sa rianimare un cuore è un popolo che conta.

Per dare voce a tanta saggezza, citiamo il meraviglioso intervento dell’infaticabile relatrice Romana Jerković, dalla brillante carriera europea:

“Per troppo tempo l’Europa ha speso energie, tempo e soldi a curare le conseguenze delle malattie cardiovascolari invece di affrontarne le cause. Questo rapporto segna un cambio di passo verso la prevenzione. Chiede misure più severe e progressive contro tutte quelle dinamiche commerciali che promuovono la cattiva salute, dalla pubblicità di prodotti a base di nicotina rivolti ai bambini, alla scarsa trasparenza sull’alcol e gli alimenti poco salutari. Se siamo davvero seri nel voler ridurre il killer numero uno in Europa, servono politiche di sanità pubblica basate su prove scientifiche e non sugli interessi commerciali.”

A passi lenti verso l’inevitabile

Il comitato ha votato il rapporto con una maggioranza schiacciante (38 sì, 2 no e un astenuto), e si aspetta che l’intero Parlamento europeo approvi questo capolavoro solo nella plenaria di settembre 2026. Nel frattempo, nessuno si aspetti miracoli, è più probabile che questo documento finisca in qualche polveroso archivio prima di essere sommerso dalle urgenze del giorno dopo.

Per coloro che hanno scordato, o che non sapevano, la Commissione aveva lanciato solo pochi mesi fa il suo ennesimo piano strategico per affrontare la più temuta tra tutte le malattie: le malattie cardiovascolari. Sì, proprio quella categoria che miete circa 1,7 milioni di vite ogni anno nell’UE, con oltre 62 milioni di europei già alle prese con questa “compagnia sgradita” e quasi 13 milioni di nuovi casi ogni anno. Ma niente paura, si afferma che l’80% di questi disastri si potrebbe prevenire. Quindi, con un po’ di buona volontà e una bella dose di regolamenti zuccherati, possiamo sperare in qualche piccolo progresso.

Naturalmente, tutto questo si tradurrà in nuove leggi, campagne, multiformi comitati, e qualche bella dichiarazione di intenti. Il vero risultato? Meno sigarette per strada, un po’ meno alcol nelle pubblicità e qualche etichetta più colorata a confondere ancor di più chi cerca di fare scelte salutari. Ma, del resto, non è forse così che funziona la grande macchina della politica comunitaria? Mettere cerotti su ferite profonde e illudere tutti che il problema stia per svanire.

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