Rai di Torino tra corridoi deserti e idee assenti: per rilanciarla serve qualcosa di più di Littizzetto al presidio

Rai di Torino tra corridoi deserti e idee assenti: per rilanciarla serve qualcosa di più di Littizzetto al presidio

Decine di lavoratrici e lavoratori si sono radunati in una manifestazione dal sapore tanto elegante quanto disperato in via Montebello, Torino. Il bersaglio? L’ormai pubblica e tormentata decisione della Rai di abbandonare lentamente il capoluogo piemontese, con investimenti industriali e umani che sembrano più comparse in un film che veri e propri impegni strategici.

Le sindacali d’ordinanza – Slc Cgil Piemonte, Fistel Cisl Piemonte, Uil Fpc Piemonte, Snater e Usigrai – da anni provano a mettere a fuoco la situazione: la tv di Stato in Piemonte si sta riducendo come un gelato al sole, con studi vuoti e assenza totale di progettualità. E se tutto ciò non fosse già pessimo, la ciliegina sulla torta è la vendita degli immobili di proprietà, come l’illustre Palazzo della Radiofonia in via Verdi. Un colpo basso a chi ancora ci credeva, insomma.

Il delirio delle vendite immobiliari

La Rai infatti non si limita a tagliare il budget, ma se ne va a vendere pezzi interi del suo cuore torinese: dal Palazzo della Radio all’ex Teatro Scribe fino al fantasma dell’ex Centro di produzione di corso Giambone. Fantastico modo per rilanciare, vero?

Un presidio culturalmente… interessante

Al presidio, casualmente, non potevano mancare le facce amiche della cultura torinese, a portare conforto a lavoratrici e lavoratori ormai abbandonati a sé stessi. Luciana Littizzetto e Bruno Gambarotta hanno fatto da cornice a un coro di solidarietà composto anche dal giornalista Sergio Ariotti e dal professor Peppino Ortoleva. Ai più lontani ma comunque presenti, qualche video messaggio da parte di nomi come Massimo Gramellini, Chiara Valerio e Boosta dei Subsonica. Un concerto di appoggio, insomma, che fa il paio con i tagli.

Una portavoce ha dichiarato con il feroce ottimismo che ormai contraddistingue i lavoratori della Rai torinese:

«La Rai di Torino non si vende, si rilancia»

Ecco, il lancio sembra più un atterraggio di fortuna, ma va bene così.

Il presidio si è formato sotto lo slogan patriottico che unisce sindacati, centro di produzione di Torino, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il comitato di redazione giornalistica della TGR Piemonte: la memoria aziendale deve essere “custodita, arricchita e tutelata”, un modo elegante per dire che continuano a svendere tutto senza pietà.

Si sottolinea, poeticamente, che il servizio pubblico poggia spesso su questo patrimonio umano, mai valorizzato abbastanza, mentre gli edifici storici, come il caro e vecchio Palazzo della Radio, vengono messi all’asta senza vergogna.

Non sorprende il volantino di convocazione del presidio, che suona più o meno così:

«No alla dismissione del Palazzo della Radio e alla riduzione del lavoro. La Rai di Torino non si vende, si rilancia!»

Traduco: da anni assistiamo a un terribile e inarrestabile calo del lavoro nel centro produttivo torinese. Meno Rai a Torino, quindi, significa meno cultura, meno professionalità storiche, e di conseguenza, una città che si spegne.

E per chi avesse ancora voglia di credere nei miracoli aziendali:

«Rilanciare la Rai significa valorizzare Torino»

Rilancio, si. Il tipico tipo di rilancio che consiste nel vendere la casa mentre ti cade il tetto sulla testa.

La musica svanita

La manifestazione si è conclusa con un’esibizione di alcuni musicisti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, ormai un’entità sempre più rara nei palinsesti dell’azienda. Un po’ come una specie in via di estinzione, se vogliamo essere realisti.

Nel frattempo, tra le mura, il conto alla rovescia per la chiusura definitiva del Palazzo della Radio (via Verdi 31) è cominciato. E questa non è una fake news, ma la realtà cruda e tonda che si sta imponendo: l’edificio che per decenni ha ospitato la produzione radiofonica della Rai verrà venduto entro l’anno.

E non finisce qui: il piano di smantellamento comprende anche l’ex teatro Scribe e l’ex Centro Produzione di corso Giambone, entrambi immobili ormai inutilizzati dalla Rai torinese. Chi ha detto che perdere pezzi di identità fosse un problema?