Il blitz è avvenuto in un capannone di Pero, orchestrato con precisione dai militari della compagnia di Rho, gregariato del nucleo ispettorato del lavoro e del personale dell’Ispettorato stesso di Milano, con un tocco di spettacolarità dato dal supporto del nucleo elicotteri di Orio al Serio, per la gioia degli appassionati di voli panoramici. L’operazione, svoltasi il 14 maggio di mattina, mirava a scovare fenomeni di sfruttamento lavorativo degni di un film noir, comunemente chiamati caporalato.
E meno male che l’obiettivo è stato raggiunto: tra i 26 lavoratori controllati, 23 erano di origine cinese e 3 italiani. Questo piccolo esercito di invisibili ha portato i titolari dell’azienda – un brillante duo italiano di 59 e 48 anni – direttamente all’inferno delle denunce. Secondo il copione, i due sono stati accusati per aver sfruttato cittadini comunitari senz’altro disposti a lavorare senza permesso di soggiorno e, come ciliegina sulla torta, per una serie di violazioni sul lavoro irregolare.
Se pensavate che le violazioni si fermassero qui, vi siete sbagliati. I controlli hanno inoltre svelato un talmente consistente spregio per la sicurezza nei luoghi di lavoro da far sospendere l’intera attività. Complimenti vivissimi per questa gestione da manuale di quello che non dovrebbe essere altro che obbligo civico.
Quando il lavoro diventa un manuale di sopravvivenza estrema
Di certo non una novità, ma sempre un piacere ricordare come in un paese civile l’idea di offrire alloggi di fortuna in capannoni abbandonati ai propri dipendenti, oltre a tenere chi lavora in condizioni di illegalità, sia vista come una soluzione adottabile da chi dirige un’impresa. Un capolavoro di organizzazione che dovrebbe entrare in curriculum.
Dietro a ogni denuncia e a ogni multa c’è la conferma di un malcostume diffuso: il lavoro clandestino e lo sfruttamento sono ancora il pane quotidiano e le istituzioni si ritrovano a correre dietro a emendamenti, controlli e operazioni spot che, nondimeno, sembrano più la scenografia di una soap opera che il preludio a un cambiamento strutturale.
Alla fine, invece di trovare soluzioni strutturali, rimangono denunciati due imprenditori e sospesa una fabbrica; i lavoratori? Beh, quelli rimangono a dormire nelle brandine del capannone. Sembra quasi la trama di un film tragicomico, dove la realtà supera di gran lunga la fantasia, ma purtroppo è tutto vero.



