Un inseguimento a velocità smodata, per la precisione su una moto di servizio che sfiorava i 180 chilometri orari. Ovviamente, perché per quale altro motivo si potrebbe spingere un agente della polizia locale di Milano a correre così? Parliamo di Francesco Imprezzabile, che ha tragicamente perso la vita dopo aver perso il controllo in curva, una circostanza ormai banale ma sempre sorprendete vista la scelta discutibile di metterlo in quelle condizioni.
Non mancano le domande: era davvero necessario lanciarsi a quella velocità, con una moto di servizio che chiaramente non dovrebbe trasformarsi in veicolo da rally? O forse è un’altra triste testimonianza di come la vita degli agenti diventi sacrificabile nell’illusione che inseguire un sospetto a razzo serva a qualcosa in una città dove le regole si infrangono più di un bicchiere durante una festa di capodanno?
La narrativa del rischio e della responsabilità
Come spesso accade in questi casi, la narrazione ufficiale ricade sull’eroismo e sul rischio del singolo agente, lasciando sullo sfondo quelle domande scomode che tutti fingono di non sentire. Come mai una moto di servizio è utilizzata per inseguimenti a velocità da competizione? Perché non si investono risorse nell’addestramento o nelle tecnologie che evitino questi incidenti dal sapore da tragico cliché?
La verità spiacevole è che, sotto il velo delle sirene e dei lampeggianti, ogni decisione è intrisa di contraddizioni. Si giustifica la velocità per “mantenere l’ordine” ma si ignora la miriade di alternative più sicure e, soprattutto, meno letali. Al rappresentante della legge tocca correre lungo il filo del rasoio, con risultati spesso fatali.
Milano e la gestione della sicurezza: il solito copione
La città di Milano, tanto orgogliosa di apparire all’avanguardia, mostra ancora una volta i suoi limiti reali nella gestione della sicurezza urbana. Dove sono le strategie efficaci e meno drammatiche? Dove gli investimenti in prevenzione al posto del costante inseguimento del sensazionalismo?
Così il ciclo si ripete: incidenti, perizie, promesse di miglioramento e poi tutto torna come prima. Forse, invece di piangere la perdita di un agente usato come pedina in un gioco tanto pericoloso quanto evitabile, dovremmo chiederci se la filosofia di controllo del territorio non necessiti di un drastico cambio di paradigma.
Inseguimenti ad alta velocità: eroismi o follia organizzata?
Certamente la figura dell’agente impegnato in un inseguimento mozzafiato fa sempre il suo effetto. Film, serie TV e media ci hanno abituati a vedere questi momenti come l’essenza stessa dell’azione poliziesca. Peccato che il risultato reale sia spesso una tragedia annunciata, come nel caso di Imprezzabile.
Da un lato, c’è chi canta l’aria dell’eroismo, dall’altro resta la domanda: a chi serve tutto questo? Se la sicurezza si paga con morti sul campo, forse è il caso di ribaltare il tavolo e ripensare la strategia da zero, anziché celebrare ogni volta un sacrificio speso nell’inutile rincorsa al crimine.
Il paradosso è tutto qui: un agente della polizia locale, presumibilmente incaricato di gestire l’ordine pubblico con tutte le limitazioni del caso, finisce per essere il primo sacrificato su un altarino di velocità, adrenalina e miopia organizzativa. Un’epica che forse non dovrebbe più trovare spazio nel racconto della sicurezza.



