Quando il presidente Confindustria Orsini si improvvisa maestro di cerimonie per celebrare gli eroi di Unindustria e i loro gloriosi decenni di sopravvivenza al sistema

Quando il presidente Confindustria Orsini si improvvisa maestro di cerimonie per celebrare gli eroi di Unindustria e i loro gloriosi decenni di sopravvivenza al sistema
Confindustria. Un evento dove si celebra con tanto di applausi e sorrisi finti chi ha semplicemente masticato e digerito anni e anni di anzianità all’interno di questo glorioso sistema imprenditoriale. Una specie di premio fedeltà, nulla di più.

Quest’anno, nella sacra mattinata del 21 maggio 2026, prima dell’assemblea privata – perché mica si fanno le cose alla luce del sole –, Unindustria ha deciso di sprecare un po’ di tempo per applaudire i propri valorosi cittadini-onori del lavoro, che hanno macinato chilometri di scrivania sotto l’ala protettiva di Confindustria. Tanti auguri a Vespasiano Di Spirito, Susanna Franzoni, Silvia Di Mario, Stefania Angeli, Stefano Liali, Laura Italiano, Chiara Antonelli e Milena Zucchetti: eroi della durata, “premiati” dall’illustre Emanuele Orsini, presidente di questa nobile congrega, insieme al direttore generale di Confindustria, il simpaticissimo Maurizio Tarquini.

E naturalmente non potevano mancare le super congratulazioni del presidente di Unindustria, Giuseppe Biazzo, del direttore generale Massimiliano Ricci e di tutti i colleghi, che evidentemente non trovavano di meglio da fare in quel momento. Un plauso a chi sa perseverare nel nulla con una costanza ammirevole… o tragicamente inutile.

Per immortalare l’evento – perché tutto ciò merita decisamente di essere ricordato per le generazioni future – ecco la foto di rito, una scena dal valore artistico incalcolabile: da sinistra si schierano a farsi immortalare Silvia Di Mario, il direttore generale di Unindustria Massimiliano Ricci, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, Susanna Franzoni, Chiara Antonelli, il direttore generale di Confindustria Maurizio Tarquini, Vespasiano Di Spirito, Aurelio Regina, delegato per l’energia di Confindustria, Milena Zucchetti, Stefano Liali, Laura Italiano e il presidente della Piccola Industria di Confindustria, Fausto Bianchi. Una folla ben assortita per una foto che parla da sé, testimone di questa kermesse di eterni dipendenti premiati.

Il trionfo dell’anzianità o il nulla celebrato?

Inutile cercare scintille di merito o veri successi: qui si premia la semplice persistenza, quella che permette a qualche fortunato di accumulare anni dietro una scrivania o dentro gli uffici di Confindustria. Un sistema che celebra se stesso con un rito tutto suo, dove il tempo diventa nient’altro che una banale scusa per distribuire medaglie e sorrisi compiaciuti.

Così, mentre gran parte del mondo mette in discussione il concetto stesso di lavoro e produttività, Confindustria continua a festeggiare lumache che hanno fatto della lentezza e dell’inerzia un record da battere. Una bella fotografia di come certe istituzioni si autocelebrino ignorando ogni vera necessità di innovazione e cambiamento.

E, ovviamente, tra una stretta di mano e una pacca sulla spalla, nessuno sembra chiedersi se questo rituale di premi continui a trovare senso in un’epoca in cui il valore dovrebbe misurarsi con l’impatto, non con i grammi di carta timbrata accumulati negli anni.

Quale futuro per il sistema Confindustria?

Se il cuore pulsante di Unindustria e Confindustria continua a battere a ritmo tran-tran, premiando fedeltà e durata invece di innovazione, è facile immaginare che la strada verso il cambiamento sia ancora una chimera lontana. Si applaudono con affetto i cadaveri corporativi quando si dovrebbe guardare decisamente avanti.

In un mondo che corre verso la sostenibilità, la tecnologia e la trasformazione digitale, assistere a simili cerimonie è come assistere a un vecchio film in bianco e nero mentre il resto del cinema è tutto in 4K con effetti speciali.

Ma niente paura, il cast di questa sceneggiata si sente immortale, e del resto, perché mai dovrebbero mettersi a cambiare ora che possono continuare a sfilare sul red carpet dell’anzianità? Mentre il tempo passa, loro camminano… sull’acqua stagnante dell’autocompiacimento.

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