Estée Lauder vola in premarket mentre Puig chiude il sipario sulle trattative per la fusione

Estée Lauder vola in premarket mentre Puig chiude il sipario sulle trattative per la fusione

Ah, la dolce sinfonia del matrimonio mancato nel mondo beauty! Estée Lauder, il colosso americano che ha, tra le altre cose, fatto la fortuna di marchi come Clinique e Tom Ford Beauty, ha deciso di dire “no, grazie” a un potenziale matrimonio con il gruppo spagnolo Puig. Quella stessa Puig che detiene nomi altisonanti come Charlotte Tilbury e Jean Paul Gaultier. Un abbinamento che, sulla carta, prometteva scintille, ma evidentemente le scintille sono state spente prima di accendersi.

Lo scorso marzo, entrambe le parti avevano annunciato di stare chiacchierando su una possibile fusione, ma ecco il colpo di scena: le trattative sono state ufficialmente “terminate”. Non una rottura passionale, ma un freddo addio strategico che ha lasciato tutti a bocca asciutta, salvo un +10% in Borsa per Estée Lauder durante il pre-mercato. Altri, come Puig, sembrano invece sprofondare, quasi a voler piangere sulle loro fragranze perdute.

Stéphane de La Faverie, il presidente e CEO di Estée Lauder, si è prontamente adoperato a cantare le lodi della serenità ritrovata, dichiarando con nonchalance:

“Siamo grati per le conversazioni avute con Puig. Ribadiamo la nostra fiducia nel potere dei nostri incredibili marchi, nelle nostre talentuose squadre e nella forza come azienda indipendente.”

E non finisce qui, perché la fiducia sembra essere a prova di bomba: il piano segreto chiamato “Beauty Reimagined” continuerà a illuminare il cammino di Estée Lauder, con focus su lanci di prodotti premium e una catena di approvvigionamento più snella che mai.

Un piano di rilancio o solo un semplice déjà vu?

La strategia “Beauty Reimagined” era già nota per le sue ambizioni di fare il miracolo: con un investimento previsto tra 1,2 e 1,6 miliardi di dollari e tagli di posti di lavoro che si aggirano tra i 3.000 e i 10.000, quella che doveva essere una rivoluzione si sta rapidamente trasformando in una sana (e forse crudele) ristrutturazione. L’obiettivo? Un risparmio di circa 1,2 miliardi di dollari, chiaramente importante se si vuole trasformarsi da gigante addormentato a fenice del beauty.

Naturalmente, anche le tariffe doganali hanno fatto il loro sporco lavoro: un previsto colpo da 100 milioni di dollari ai profitti annuali non è da sottovalutare, ma niente paura, la musica da ballo continua con la speranza che l’orchestra non abbandoni il palco.

Un matrimonio sbagliato: quando il fashion non incontra il beauty

Questa rottura improvvisa è stata accolta con un sospiro di sollievo dagli esperti di mercato, tra i quali spicca il pungente commento di Dan Coatsworth, capo dei mercati di AJ Bell:

“Le borse sono alzate all’alba, probabilmente dopo una scazzottata da saldo di fine stagione, mettendo fine a un accordo da quasi 40 miliardi sul palcoscenico della moda e della bellezza.”

Non è difficile capire il motivo: Estée Lauder è la regina indiscussa della skincare, del makeup e della cura dei capelli, mentre Puig preferisce calcare le passerelle della moda d’alta classe. Il loro unico comune denominatore? Le fragranze, dove si scambiano qualche boccetta di profumo per tentare un’apparente armonia.

Coatsworth continua con ironia tagliente:

“Mettere tutto sotto lo stesso tetto sembrava più un mercatino dell’usato che un vero e proprio matrimonio di convenienza. La decisione di proseguire da soli obbliga Estée Lauder a pensare a un piano B per far decollare la sua rinascita.”

Insomma, niente cupido corporativo quest’anno. Ma non disperate, perché Estée Lauder promette di mostrarci un altro “capolavoro” del beauty business, tutto in nome di una rinascita che sembra più una lotta per la sopravvivenza nel mare magnum della cosmetica globale.

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