Naturalmente, la star della serata ha scelto il momento migliore: un cordolo largo appena 50 centimetri come palco, di fronte a un pubblico di carabinieri attoniti, pronti a trasformarsi in improvvisati negoziatori di crisi sussurrandole parole dolci da chissà quale manuale di sopravvivenza.
La scena era da brividi, o meglio da mozzare il fiato: la ragazza sul filo del precipizio, mentre i nostri eroi delle forze dell’ordine cercavano di evitare che con un solo passo falso si trasformasse tutto in tragedia. Con la grazia di una tigre in agguato, hanno iniziato il dialogo, perché nulla dice “tranquilla, ti salviamo” come parole sussurrate da venti metri d’altezza sul tetto di un centro commerciale.
Quando la giovane ha concesso uno spiraglio di esitazione, quei coraggiosi carabinieri non hanno perso tempo: un blitz fulmineo, l’hanno afferrata e placcata sul cordolo come in una partita di rugby, strappandola all’abisso e riportandola alla sicurezza del tetto.
Ovviamente, dopo tanta azione drammatica, è scattato il copione immancabile: intervento del 118 e trasporto in codice verde al pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli. Non poteva mancare il supporto psicologico, perché si sa che una salita sul cornicione richiede sempre una terapia post-salvataggio da manuale.
Quando il dramma incontra la burocrazia: un problema che riguarda tutti
Parlare di suicidio è un esercizio che va oltre la buona volontà, specialmente quando i servizi di supporto si trasformano in un guazzabuglio di numeri telefonici dove il primo a rispondere potrebbe anche non essere quello giusto. Per chi sta precipitando in un tunnel senza uscita, la speranza diventa chiamare il 112 o affidarsi al sempre più affollato Telefono Amico.
Se poi preferisci i messaggi, arriva pure la chat di WhatsApp, pronta a rispondere ogni sera dalle 18 alle 21, perché chi ha voglia di vivere proprio a tutte le ore dovrebbe essere accontentato a orari prestabiliti, dopotutto.
Insomma, non manca certo l’affetto da parte delle istituzioni, che offrono servizi dal numero 03 fino al 06, segno che in Italia il calore umano si misura anche con le chiamate a “numeri verdi”… sì, proprio così, anche quando si parla di disperazione.
Alla fine, questa storia che poteva trasformarsi in tragedia è diventata l’ennesima occasione per i soliti buoni propositi e i dispensatori di numeri telefonici, mentre una ragazza di 19 anni torna a terra a chiedersi, chissà, perché nessuno abbia mai pensato a spazi più sicuri e a sostegni meno traballanti.



