Il padre della vittima, evidentemente un esperto in tatuaggi e comportamenti da gangster, non ha dubbi: “Ho riconosciuto uno di loro proprio dai tatuaggi, ero lì prima che succedesse tutto, loro erano già in zona, poi sono andato a casa. Quello è il capo dell’MS13”. E come ciliegina sulla torta, racconta di aver saputo dall’altro figlio che il gruppo era armato fino ai denti con “bottiglie e coltelli”. Forse un picnic di famiglia? No, è semplicemente “il loro territorio”, e, ovviamente, l’aggressione sarebbe collegata al solito discorso del controllo della zona. Naturalmente, chiede giustizia con una calma olimpica: “La polizia deve trovarli, è morto mio figlio. Se fossero stati qui, niente di tutto questo sarebbe successo.”
La solita rissa da “pandilla”, ovvero la gang latina
Le modalità di questo spettacolo di violenza non potevano che conquistare gli investigatori, che sono bientostati al lavoro con la consueta dedizione per scovare il tipico modus operandi di una “pandilla”, come questi giovani lottatori latinos amano definirsi – perché niente dà più stile che definirsi “piccola banda”. Degli aggressori, al momento, si sa che la procura di Milano indaga senza escludere la possibile presenza di minorenni: un gruppo di ben nove scappati a bordo di un treno diretto senza fretta verso Treviglio. Ovviamente, il team di fuga ha pensato bene di mascherarsi almeno parzialmente il volto, perché la praticità prima di tutto. Nel frattempo, la squadra mobile e la polizia ferroviaria setacciano le immagini delle telecamere della stazione, con la speranza di mettere finalmente un nome a questi fuggitivi da film d’azione di bassa lega.
La vittima: innocente o solo fuori dal giro?
Curiosamente, la vittima, incensurata e con una vita apparentemente molto lontana da quella delle gang latine, se l’è vista tagliare l’arteria femorale da un fendente che — a detta di qualche esperto — non è in teoria un colpo mortale. Peccato che in pochi minuti quella ferita si sia trasformata in un’emorragia violenta e senza appello, dando il triste epilogo a questa rissa degna della più becera cronaca urbana.



