Ovviamente, il teatrino dell’“intervento rapido” ha fatto il suo ingresso: un’ambulanza del 118, un’auto medica e persino un’eliambulanza sono stati chiamati a raccomandare il dramma. Peccato che, sorpresa sorpresa, per la piccola non ci fosse più nulla da fare. Fatalità o no, la strada dove è successo il disastro è conosciuta per non essere esattamente il regno della sicurezza stradale, ma chissà, forse oggi qualcuno si deciderà a cambiarne la triste fama.
Nel frattempo, la protagonista dell’imprevisto – la donna al volante – è stata naturalmente sottoposta a tutti i test immaginabili: alcol test, narcotest e, perché no, chissà, potevano mancare i controlli sull’umore e sulla pazienza? Ma non finisce qui: gli investigatori, nella loro infinita saggezza, hanno anche deciso che il cellulare di questa signora meritava un’attenzione particolare, così è stato sequestrato come reliquia preziosa.
Domani, per chi ama il cruento cinismo del burocratese, ci sarà la summa degli eventi: la Procura della Repubblica di Latina incaricherà il medico legale di verificare l’incolmabile danno con l’autopsia. Un’ennesima pagina di un copione già letto troppe volte, ma forse oggi qualcuno imparerà la morale.
Quando la sicurezza stradale fa il suo comodo
La tragedia di Aprilia ribadisce quel fantastico concetto che molti amano ignorare: le cosiddette “strade sicure” sono davvero un optional in molte città italiane. Dai segnali poco visibili agli incroci da brivido, passando per tratti di strada che potrebbero benissimo ospitare un circuito cittadino per “piloti improvvisati”. Nel frattempo, le vittime aumentano, i rimpianti si fanno eterni e gli interventi seri stentano ad arrivare.
Ma non preoccupatevi, siamo abituati a vedere statistiche che passano da un anno all’altro come se nulla fosse accaduto, con commossi comunicati stampa delle autorità e tante promesse di implementare chissà quali misure, spesso non mantenute. Un vero spettacolo degno di uno scenario tragicomico.
Le indagini e il rito immancabile della giustizia italiana
Non poteva mancare il rito sacro delle indagini: rilievi, sopralluoghi, sequestri di cellulari, poi attesa. Rituale tipicamente italiano, in cui mentre i tecnici cercano di ricostruire dettagli di una tragedia, il tempo passa, le ferite restano aperte e la giustizia si limita a pedalare – ahimè, senza fretta – lungo un percorso tortuoso e spesso senza meta.
Per non smentirsi mai, domani si terrà l’affidamento dell’incarico al medico legale, come se questo potesse magicamente restituire la vita a chi, con una bicicletta e un sogno, è stato già brutalmente strappato alla sua esistenza. Ah, la burocrazia che corre, l’epica in cui l’indignazione pubblica si consuma tra un comunicato stampa e l’altro. Verdetti? Tempi da guinness? Restate sintonizzati.



