Putin fa visita a Pechino subito dopo Trump e mette alla prova la bussola politica della Cina

Putin fa visita a Pechino subito dopo Trump e mette alla prova la bussola politica della Cina
Vladimir Putin, non soddisfatto di dominare gli studi televisivi, abbia deciso di fare tappa a Pechino per un summit di due giorni con il suo amico di lunga data, Xi Jinping. Ironia della sorte, il presidente russo arriva appena dopo che la capitale cinese ha ritirato il tappeto rosso steso pochi giorni fa per Donald Trump. Evidentemente, ogni tanto è d’obbligo anche un cambio di ospiti di riguardo nella massima espressione della diplomazia teatrale.

Il summit previsto per il 19 e 20 maggio rappresenta la seconda chiacchierata faccia a faccia tra i due leader in un anno, mentre Pechino gioca abilmente su quel campo da tennis chiamato diplomazia globale, cercando di non far arrabbiare troppo né WashingtonMosca. Perché, diciamolo, isolare la Russia con le sanzioni non è servito a molto: ora stanno giocando a chi fa più affari, con Beijing che è diventata il partner commerciale indiscusso di Mosca.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha illuminato i giornalisti dicendo che “abbiamo aspettative molto serie per questa visita”, e che il programma punta a rafforzare quella partnership “privilegiata e strategica” tra le due potenze. Tradotto: meno chiacchiere e più affari, perché la parola “strategico” qui è sinonimo di salvare capra e cavoli in tempi di crisi.

Non serve ricordare che gli Stati Uniti non smettono di fare pressione su Pechino per smettere di sostenere Moscavia, che, secondo l’ottica occidentale, sarebbe la benzina che tiene acceso l’ingranaggio bellico russo, rifornito di materiali “dual-use” per non far fermare la macchina da guerra. Ecco quindi spuntare la frase magica: la NATO ha persino definito la Cina come “abilitatore decisivo” nella guerra in Ucraina. Ovviamente, come sempre, il colpevole perfetto è l’altro.

Quel curioso “triangolo strategico”

Il comando è chiaro: Cina e Russia hanno da tempo formato un vero e proprio club esclusivo, dove Washington è decisamente fuori invito. L’analista Andrius Tursa ci ricorda che il sostegno cinese a Putin è un’ancora di salvezza mentre l’economia russa si avvicina a un vero e proprio precipizio, con previsioni di crescita riviste drasticamente al ribasso e infrastrutture energetiche prese di mira dall’esercito ucraino. Si potrebbe quasi chiamarlo un “triangolo strategico”, ma tanto per non farci mancare nulla, qualcuno chiamerebbe questa intesa più un “circolo dell’abbraccio disperato”.

Non è probabilmente un caso che, mentre Trump riceveva un banchetto di stato da favola e si parlava di acquisti agricoli da ben 17 miliardi di dollari fino al 2028, Putin si sia limitato a un incontro più sobrio, pragmatico, uno di quelli “lavorativi”. Eppure, la quantità di delegati russi presenti fa capire che il presidente russo ha intenzione di estendere la cooperazione con Pechino ben oltre la semplice stretta di mano e i sorrisi di prammatica.

Nel frattempo, i media statali cinesi, non da meno in quanto a show, hanno sottolineato quanto sia “un evento rarissimo nel mondo post-Guerra Fredda” ospitare i leader di USA e Russia nello stesso arco di tempo a Pechino. Ah, la versatilità delle apparizioni secondo la diplomazia cinese!

Kurt Tong, della società Asia Group, ha illuminato sulla presunta ipocrisia americana ridendo sotto i baffi: “Se la Cina dovesse aiutare la Russia in maniera significativa, gli Stati Uniti ovviamente si metteranno a brontolare.” Beh, che sorpresa, chi lo avrebbe mai detto?

Energia: il vero protagonista della partita

A dominare la scena, come non poteva mancare, la questione energetica. Ovvero, quanto costa mantenere viva la macchina da guerra in tempi di sanzioni? Cina è ormai il più grande acquirente di petrolio e gas russo, rigorosamente a prezzo scontato, dato che il mercato europeo si è praticamente evaporato portando la domanda ai minimi da oltre mezzo secolo. Con lo stretto di Hormuz che fa da spauracchio, gli asiatici hanno tutto l’interesse a garantire un afflusso sicuro di energia russa e Mosca, ovviamente, a non perdere un soldo di entrate.

Putin ha annunciato con nonchalance che Russia e Cina sono a un passo da un “accordo serio e sostanziale” sul gas e petrolio, e se davvero riusciranno a chiudere i conti durante questa visita, lui sarà “molto soddisfatto”. Complimenti per l’umiltà e la sobrietà delle dichiarazioni.

Ma non finisce qui. Gli esperti fanno notare che i cinesi non si accontentano solo di rifornimenti ma puntano investimenti robusti nel settore statale russo. D’altronde, il commercio bilaterale è esploso a livelli record dal 2022, con Cina che assorbe più di un quarto delle esportazioni russe. Tradotto: un gioco di potere che sa molto di vicinanza “strategica”, ma anche di interessi ben più concreti, fatto di denaro, infrastrutture e politica.

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