La stella polare della destra sparisce subito nel vortice dell’irrilevanza: i partiti di governo sono più marginali di un coro stonato a una sagra. A Venaria le liste civiche fanno la voce grossa, superando il 33%, mentre i tre grandi partiti della coalizione si schierano sotto il 30%. Se poi vogliamo parlare di Lega, a Trecate scende dal modesto 11% di cinque anni fa a un brusco 5%, e a Valenza svanisce come neve al sole, dal 26% al ridicolo 4%. Che spettacolo!
Ora, è vero, è complicato trarre conclusioni politiche da un’elezione dove nessuna città capoluogo era in gioco e solo il 5% degli aventi diritto si è degnato di partecipare. Però, almeno, qualche segnale – anche se solo locale – si è intravisto. Certamente l’astensionismo premia i partiti più organizzati, e qui fa la differenza il Partito Democratico, con i suoi campioni locali di preferenze davvero imbattibili.
Se poi volete un’istantanea della continuità, beh, non cercate lontano: a Venaria si conferma Giulivi, ad Alpignano compare il nome rassicurante di Steven Palmieri, e Moncalieri premia l’erede designato di Paolo Montagna, Lorenzo Mauro, che ha ricevuto la benedizione e il sostegno del predecessore fino all’ultimo voto della domenica.
Ovviamente, per il PD non è stato tutto un tappeto rosso: la riconciliazione tra la corrente di Montagna e il suo candidato, da un lato, e la fazione opposta guidata dal parlamentare Mauro Laus e dalla consigliere regionale Laura Pompeo, che a un certo punto ha perfino ventilato una candidatura alle primarie, dall’altro, è stata un’operazione degna di un thriller politico. Ma alla fine ha prevalso il segretario dem Marcello Mazzù con la sua abilità… dove invece il centrodestra locale di Alessandria ha miseramente fallito.
Centrodestra: caos, veti e disastri senza fine
Valenza è diventata il manifesto grottesco di una coalizione tenuta insieme da veti incrociati e gelosie degne di una telenovela: il sindaco uscente Maurizio Oddone è stato messo alla porta da Fratelli d’Italia prima ancora che potesse contendersi la poltrona con un candidato alternativo. Tra Riccardo Molinari, capo supremo della Lega piemontese, e Federico Riboldi, assessore alla Sanità e plenipotenziario di FdI nel mandrogno, si è consumato un gelo che ha bloccato tutto per settimane, una suspense degna dei migliori film messicani.
La povera Alessia Zaio ha dovuto ammettere sconsolata:
«Sicuramente ci ha penalizzati l’essere partiti molto tardi con la campagna elettorale e le decisioni tardive prese per chi doveva rappresentare il centrodestra unito».
Ora la sfida reale si svolge tra il centrista Luca Ballerini e la democratica Marilena Griva, espressione del centrosinistra che ha decisamente il vento in poppa. Insomma, la coalizione del centrodestra sembra più un colosso dai piedi d’argilla, o meglio di sabbia umida.
L’immancabile flop di Binatti a Trecate
A Trecate il centrodestra si consola un po’, arrivando al ballottaggio con Roberto Minera e godendosi la cacciata di Federico Binatti dal Consiglio comunale. La città, che un tempo era una roccaforte della Lega e di FdI, ha visto primeggiare al primo turno Raffaele Sacco con un sontuoso 47,1%, tre punti percentuali più del suo sfidante.
Tra i protagonisti assenti c’è anche l’ex assessora Rosa Criscuolo, che dopo la rottura di Binatti con Fratelli d’Italia ha tentato un’avventura solitaria con il suo appoggio. Risultato? Non ha sfiorato neanche la doppia cifra e ora, con la solita classe, annuncia che non darà indicazioni di voto, mentre si vocifera di un suo possibile nuovo ingresso tra le fila di Roberto Vannacci.



