Piano Casa la nuova favola per giovani sfrattati mentre i privati fanno il pieno

Piano Casa la nuova favola per giovani sfrattati mentre i privati fanno il pieno

Doveva essere la soluzione magica a una delle emergenze più stridenti del Paese, quella abitativa. Invece, per il giovane popolo delle proteste organizzate, il cosiddetto Piano Casa appena partorito dal Parlamento è poco più di una beffa che rischia di mettere un ulteriore mattone sul muro delle difficoltà per chi, tra studenti e lavoratori, fa fatica a mettere radici. Dalle tinte fosche del comitato Ma Quale Casa? all’Unione degli Universitari fino ai cori di Primavera degli Studenti, il coro è unanime e violentemente critico: il provvedimento resta in superficie, preferisce i giochi sporchi dei privati e ignora di proposito la radice vera della crisi delle abitazioni.

Mattia Santarelli, il presidente del comitato Ma Quale Casa?, si spiega senza giri di parole: “Non siamo qui a tessere lodi a un piano che fa acqua da tutte le parti. Ero felice all’idea che il tema casa avesse finalmente un posto al sole nelle politiche nazionali. Poi ho letto cosa davvero c’è dentro, e la delusione è stata pari a un tuffo nel vuoto”. Ecco il primo scivolone: zero nuovi soldi pubblici. “La calamità è che questo governo non investe una lira fresca, ma si limita a una danza delle sedie tra fondi già stanziati per rigenerare le città e migliorare il patrimonio pubblico. Insomma, sottrae risorse vitali da un capitolo per metterle in un altro, come a giocare a monopoli senza vincitori”.

Ma attenzione, la follia non finisce qui. “Quelle risorse per la rigenerazione urbana non erano destinate a quartieri chic, ma ai piccoli comuni del Centro e Sud, luoghi già in agonia dove mancavano scuole decenti, centri giovanili, efficientamento energetico e opere pubbliche reali. Portargli via quei soldi significa regalare la lapide a interi territori, spingendo ancora di più i giovani ad abbandonarli per cercare un futuro altrove. La ciliegina amara? Concentreremo risorse e investimenti solo nelle megacittà del Centro-Nord, in un revival di migrazione interna che nessuno ha il coraggio di chiamare con il suo nome”.

E il bello arriva quando si analizza la strategia scelta dal governo. “Questo Piano Casa è un déjà-vu del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sugli studentati”, tuona Santarelli. “Si continua con quella vecchia ballata di affidare l’housing sociale nelle mani dei fondi immobiliari privati, senza mai mettere un vincolo serio sui canoni. Tradotto: i privati costruiranno case, ma i prezzi rimangono una variabile impazzita. E indovinate chi ne pagherà il prezzo? I giovani, ovviamente”.

Nel testo ufficiale addirittura si sospetta che i canoni “potranno” – condizionale che suona come una promessa qualunque – rimanere relativamente bassi grazie a convenzioni. Insomma, un bel gioco di parole che lascia il campo libero a speculazioni e prezzi da capogiro, senza garanzie concrete. Nel mezzo, chi dovrebbe abitare queste case speciali si trova sempre più stretto tra un mercato ingiusto e un intervento pubblico timido, risicato e impacciato.

Insomma, stiamo assistendo al solito spettacolo: si tira fuori un piano veloce da sventolare in conferenze stampa e social media, mentre le fondamenta della crisi abitativa restano solide e impenetrabili. La politica si rimbocca le mani solo quando può lasciare i guai a chi non conta, mentre intanto giovani, studenti, lavoratori in bilico, vengono lasciati fuori dal gioco o sbattuti in un’infinita attesa di un futuro più dignitoso.

Che dire, il Piano Casa si conferma un capolavoro di costume italiano: abbonda in parole, scarseggia in fatti, e soprattutto si diverte a confondere il poco pubblico interessato con lasciapassare di grandi promesse e zero risultati.

Qualcuno ancora ci crede. Ma per ora, è un po’ come aspettare il principe azzurro sul balcone di un castello che sta cadendo a pezzi.

Ah, le meraviglie di un mercato immobiliare italiano che riesce sempre a stupirci con il suo sense of humor: affitti “fino al 30% inferiori” rispetto al mercato. Ovviamente, se parliamo di Roma, Milano o Bologna, anche uno sconto del 30% su valori già da capogiro significa stanze da gioco d’azzardo a 800 euro al mese e appartamenti che fanno ridere (o piangere) chiunque non abbia un patrimonio ereditato da qualche antenato nobile. Insostenibili? Ma certo, e ci risiamo con lo stesso carosello trito e ritrito.

Daniele Santarelli si lamenta giustamente della totale assenza di una visione adatta alle esigenze di una nuova generazione, quella che non ha più la fortuna di poter contare su un contratto a tempo indeterminato o su stabilità geografiche garantite. “Siamo più precari, cambiamo città e lavoro con la frequenza con cui cambiavamo calzini da adolescenti”, sintetizza amaro. Per questa gentaglia moderna lo Stato pensa bene di spingere solo sull’acquisto immobiliare: peccato che molti giovani abbiano bisogno semplicemente di affitti alla portata, magari non da favola, ma almeno decenti. E qui viene la chicca: rinnovare le garanzie per i mutui under 36 è il grande cavallo di battaglia del nuovo Piano Casa. Una misura quasi simbolica, visto che tra qualche anno ci sarà l’epico trasferimento generazionale delle proprietà immobiliari, con tantissimi eredi che si ritroveranno con case in città dove mai metteranno piede.

Il vero problema, quindi, non sarà comprare casa, ma riuscire a sopravvivere economicamente nelle città in cui si studia o si lavora senza dover svenarsi per l’affitto. Nel frattempo, il governo fa spallucce davanti a uno spaccato decisamente rilevante: gli affitti brevi, quegli affitti da poche settimane di Airbnb e affini, che stanno gonfiando i prezzi in tutto lo stivale, nessuno ha avuto il brillante lampo di regolamentarli come ha fatto invece la Spagna. Qui si continua a far finta di niente, perché governare il mercato è troppo mainstream.

Un altro regalo ai privati, ovviamente

L’equazione è semplice: meno soldi stanziati, più potere ai privati. L’Unione degli Universitari (che poi basterebbe chiamarla semplicemente “sensata”) fa notare l’assurdità di un fondo affitti per studenti fuori sede ridotto alla miseria di 8,5 milioni di euro. Pochissimo, considerato che una camera singola costa ormai intorno ai 600 euro, se non di più. Ma volete mettere? I privati possono continuare a trasformare gli alloggi a loro piacimento, magari ottimizzando gli spazi per il massimo profitto e dimenticandosi totalmente del “diritto alla casa”. Sempre più interessante come idea “pubblico-privato”: il pubblico finanzia, il privato guadagna. Tutto sotto controllo, e nessuno si preoccupi se i giovani finiscono per dormire nei sottoscala.

Karin Niderjaufner, coordinatrice nazionale di Primavera degli Studenti, si aggiunge al coro di malcontento con la consueta pacatezza radicale: il Piano Casa è solo la versione aggiornate di uno spot pubblicitario già visto nel PNRR, cioè la telenovela senza fine degli studentati. “Nessuna visione a lungo termine, zero considerazione per il potere d’acquisto reale della nostra generazione”. Insomma, una scelta politica studiata a tavolino, per mettere i soldi dei contribuenti – o meglio, di pochi contribuenti fortunati – nelle mani di investitori che continuano a far cassa senza reali obblighi sociali. La conseguenza? Sempre meno giovani potranno permettersi la minima libertà di spostarsi per studiare o lavorare, e ancor meno avranno una casa dove chiamare casa.

Le associazioni del settore promettono battaglia nelle prossime stagioni politiche – perché evidentemente senza un po’ di rabdomanzia attivista non ci si fa sentire. Ma Santarelli riassume il dramma in poche parole lapidarie: “Questo governo pensa al futuro abitativo come un grande mercatino rionale dove inseguire la domanda senza mai guidare l’offerta. Serve un Piano Casa che governi il mercato, non che si limiti a rincorrerlo. Oggi, la nostra generazione si aspetta case reali, accessibili, per vivere, studiare e lavorare: non un altro giro di giostra in cui l’emergenza abitativa si trasforma nella solita occasione d’oro per i privati”.

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