Se pensavate che la primavera portasse solo allergie e zanzare, vi sbagliate di grosso. Milano e dintorni stanno vivendo il loro momento di gloria artistica, regalando mostre imperdibili da visitare durante la Pasqua e per tutto il mese di aprile. Qui sotto, vi elenco le cinque esposizioni più “imperdibili”, come se la vostra vita dipendesse da questo.
Dal 28 gennaio al 21 giugno, Milano si trasforma in un enorme palcoscenico per i maestri della Metafisica. Presso Palazzo Reale trovate una collezione impressionante: 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie e disegni, tutti lì a ricordarci quanto la realtà possa essere più strana della finzione. Nel frattempo, al Museo del Novecento prende vita “Milano Metafisica”, dedicata, ovviamente, al rapporto torbido tra la città e questo movimento artistico.
A Palazzo Reale la mostra cerca di spiegarci il complicato legame tra gli “eredi” internazionali e gli “allievi” del XX e XXI secolo. Non vi interessa? Beh, sappiate che troverete oggetti di design, modelli architettonici, illustrazioni, fumetti e riviste provenienti da oltre 150 istituzioni pubbliche e private. Praticamente un’orgia culturale. Si parte dai pezzi grossi del gruppo storico nato a Ferrara nel 1917 – Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi – per arrivare a chiunque in Europa e America abbia abboccato al movimento come un pesce alla mosca. Il percorso è lungo, intenso e immersivo, per chi ha tempo da perdere.
I Macchiaioli: quando la luce era un vero problema
Passiamo adesso a qualcosa di altrettanto stimolante: la mostra dedicata ai Macchiaioli, quei poveri cristi che, prima degli Impressionisti francesi, cercavano di sfidare il sole con le loro macchie di colore. Questa esposizione nasce dagli studi più seri e recenti di tre luminari italiani: Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca. Dei veri scienziati dell’arte, che tentano di rispolverare un movimento che avrebbe dovuto essere già nella memoria culturale di tutti.
Il risultato? Un percorso di “recupero, riflessione e valorizzazione” (leggasi: un tentativo di far tornare in auge qualcosa che temevamo dimenticato). D’altronde, i Macchiaioli hanno contribuito a fondare le radici culturali del nostro paese… almeno questo è quello che vogliono farvi credere.
Neve in mostra: quando il freddo diventa arte
Se sognate di passare ore a osservare la neve senza muovervi dal caldo, la mostra curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani è perfetta per voi. Il progetto coinvolge MUDEC, l’Ufficio Arte negli Spazi Pubblici e l’Ufficio Reti e Cooperazione Culturale, perché niente dice “divertimento” come un programmino di iniziative dentro e fuori il museo, tutte dedicate alla neve.
Quindi, oltre alle sale espositive, preparatevi a poster art, collaborazioni interdisciplinari, nonché a un numero speciale della rivista “MU – MUdec United”. Insomma, la neve diventa l’eroina protagonista di una narrazione condivisa, a voi la scelta se rimanere affascinati o semplicemente congelati dal tedio.
Valentino e l’arte di fotografare la “moda” e il “cinema”: un matrimonio scontato
Fino al 19 aprile 2026, la galleria Viasaterna in via Leopardi ospita la mostra fotografica dedicata a Elisabetta Catalano, una delle fotografi italiane più importanti degli ultimi decenni. La mostra è curata da Laura Cherubini e realizzata in collaborazione con l’Archivio Catalano. Inutile dire che troviamo oltre cinquanta opere, perlopiù stampe vintage, perfette per chi ama contare i pixel di un’immagine che ha fatto la storia.
Elisabetta, con il suo sguardo attento, è stata non solo testimone ma anche narratrice delle trasformazioni culturali del secondo Novecento. In pratica, val bene la pena di passare per ammirare un’antologia di cultura pop e arte in bianco e nero.
Tracce Fuoriporta: quando una scultura diventa un mantra
Le sculture di Dall’Osso, da figure danzanti a presenze antropomorfe che fluttuano nel vento, sono il manifesto perfetto di un’arte che punta a un effetto — udite udite — sensoriale e contemplativo. Vi sembra poco?
In queste circa 60 sculture organizzate in 15 installazioni, la leggerezza si fa luce e riflesso, incantandovi e, se siete fortunati, facendovi cadere in una crisi esistenziale sul significato dell’essere e dell’apparire. Nelle parole di Neiwiller, si tratta di “un’arte clandestina per rimanere aperti, viaggiare e lasciare tracce.”
Insomma, una delle solite grandi affermazioni poetiche che accompagnano esperienze espositive da meditazione obbligatoria. L’arte di Dall’Osso quindi non è solo da ammirare, ma diventa il vostro compito leggerla, interpretarla e, perché no, usarla come pretesto per fare nuove domande sulla vita. Non male, no?



